- Capitolo 6 -
Mezzo passo indietro

Erano i primi anni del 2030.
La situazione politica giapponese non era delle migliori.
Il governo, vicino al collasso economico, non poteva più contare sulla figura rappresentativa dell'Imperatore. La precedente dinastia era terminata in un misterioso attentato, ultimo di una lunga serie, che aveva demolito la gran parte del palazzo imperiale. Non fu possibile mettere qualcun altro sul trono, essendosi ormai estinte tutte le famiglie nobili che avrebbero potuto aspirare alla carica. Alla maggior parte del paese venne così a mancare un importante riferimento culturale, un elemento di coesione sociale che fino a quel momento, pur svuotato di poteri statali effettivi, aveva funzionato da collante per lo spirito del popolo giapponese.
Mancando tale fattore il mercato reagì di conseguenza: il forte protezionismo imposto sulle merci estere cominciò ad incrinarsi e cadde nel giro di un anno. L'autarchia, così ben conservata, si sfasciò sotto i colpi del mercato mondiale, ormai libero di variare gli indici di borsa e i prezzi al consumo senza troppe difficoltà.
Il paese non era preparato a questo.
Si formò un'orda di nuovi poveri, dovuti alla crescente disoccupazione. Le aziende giapponesi, esposte senza più protezioni alla competizione internazionale, si trovarono costrette ad operare diversi tagli. Le piaghe sociali aumentarono, alimentate dal generale stato di anomia.
Nel giro di tre anni quasi un terzo della popolazione era ridotta in condizioni disperate. Il governo, poco prima di sciogliersi in una sorta di regime provvisorio, varò alcune riforme per tappare i buchi, con il solo risultato di generare uno stato assistenzialista incapace di fornire l'aiuto necessario alle folle affamate. Il sistema produttivo giapponese crollò nel 2039.

Fu a quel punto che Otomo Hiraki entrò in scena.
Un compassato, all'apparenza mediocre ometto incravattato, quasi l'archetipo del piccolo burocrate insignificante dei tempi appena, così traumaticamente, terminati.
Ci furono moltissime perplessità, a posteriori, sulla sua graduale ma veloce ascesa al potere.
Le scelte giuste, certo, ma anche un apporto di capitali che pareva non dover mai terminare e che lasciò molti suoi avversari a terra nello sconcerto. Vinse in breve la lotta per il potere, partendo come piccolo imprenditore: dopo la sua elezione come consigliere del Governatore Provvisorio aveva rimesso in piedi il paese con sicurezza, con una rigida disciplina e molti, moltissimi soldi e investimenti anche personali. Si era guadagnato nuovi spazi. Si pose come "uomo forte", organizzando lo Stato come nella Germania Nazista del secolo precedente. Istituì il primo Corpo Armato giapponese effettivo dalla seconda Guerra Mondiale, una cui emanazione diretta divennero le Pattuglie Cittadine.
Altre similitudini con il regime nazista si preparavano, fermentando sul fondo per realizzarsi.
Il Giappone era così diventato una dittatura.
Il Figlio aspettava soltanto di entrare in scena.

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