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Capitolo 3 -
- Ah ah ah
ah! - La risata di Jotaro riecheggiò nella stanza.
- Ho capito tutto. È uno scherzo, non è vero? Nient'altro che
uno stupido scherzo. Avanti, Jarod, da quanto tempo è che ci stavi pensando?
E la testa poi... un tocco da maestro: sembra vera. Sul serio! - Jotaro continuava
a ridere sforzandosi di sembrare divertito. Voleva convincersi che quello che
stava dicendo corrispondesse realmente al suo pensiero. Ma non era così.
- È successo sei giorni fa. - Jarod aveva iniziato a parlare con voce
bassa e un po' tremante.
- Alcuni dei miei colleghi erano andati a fare un giro in barca. Uno di loro
è un sommozzatore dilettante e ha provato a fare un'immersione. Mentre
stava risalendo ha visto un luccichio provenire da uno scoglio. Quando si è
avvicinato ha trovato una fede nuziale. Era impigliata fra i capelli di... -
Arrivato a questo punto il racconto si interruppe. Jotaro aveva smesso di ridere
e ascoltava attentamente le parole dell'amico, ma Joseph sembrava assente. Aveva
lo sguardo fisso nel vuoto e respirava a fatica. Il nipote suggerì di
portarlo a riposare un po'. Così Jarod premette un pulsante, il vetro
della capsula che conteneva la testa si oscurò nuovamente e i tre uscirono
dal laboratorio.
Percorrendo alcuni corridoi giunsero in un salottino arredato sobriamente. Il
vecchio Joestar, sorretto dai due giovani, si accomodò su di una poltrona
e tentò di riprendere finalmente fiato, mentre Jarod gli porgeva un bicchiere
d'acqua.
- Mi spiace di averla sconvolta fino a questo punto, signor Joestar - esordì
il medico - ho riflettuto a lungo sul modo migliore di darle la notizia, ma
alla fine ho pensato che girarci intorno sarebbe stato inutile. Forse sono stato
brusco, ma non avrei saputo dirglielo altrimenti. - Joseph iniziava a riprendersi.
Ora guardava il ragazzo che gli stava parlando con un'espressione quasi paterna.
- Smettila di scusarti, Jarod. Non è proprio il caso. Diciamo solo che
non capita tutti i giorni di ritrovarsi davanti la testa del proprio nonno.
È vero che nella mia vita ho visto anche di peggio... ma ormai sono invecchiato
e certe emozioni non le reggo più tanto bene. Non c'è assolutamente
nulla di cui preoccuparsi. - Jotaro sorrise. Sapeva bene quanto suo nonno fosse
cocciuto: non avrebbe mai ammesso che stava male. Ma sapeva anche che ultimamente
il suo cuore era diventato debole. Molto debole.
- E ora basta pensare a me. Jarod... stavi dicendo che il ritrovamento è
stato del tutto fortuito... -
- Sì, è così. Quando Timothy, il sub di cui vi parlavo,
ha trovato la testa ha pensato subito che fosse quella di un manichino... ma
poi si è accorto che non era così e l'ha portata in superficie.
Dopodiché lui e gli altri colleghi sono corsi qui in laboratorio. Vi
assicuro che anch'io, non appena l'ho vista, ho rischiato un infarto. Quella
testa è rimasta in mare, sballottata qua e là dalle correnti,
per più di cento anni senza mostrare alcun segno di decomposizione! E
non è questa la cosa più incredibile. Quell'uomo è vivo!
Quando l'hanno ripescato, stava respirando. In maniera quasi impercettibile,
è vero, ma respirava! E monitorandolo abbiamo trovato anche una certa
attività celebrale. -
Jarod parlava convulsamente. Era evidente la sua eccitazione per la scoperta.
Jotaro, invece, stava ripensando al foglio che aveva visto tra le mani dell'amico
quando erano nel laboratorio.
- Vivo... - bisbigliò poi.
- Sì, vivo! - ripeté con fervore Jarod.
- Uhm... e avete qualche idea di come ciò sia possibile? - Jotaro parlava
lentamente e senza esaltazioni; condivideva l'entusiasmo dell'amico, ma una
volta superato lo shock iniziale aveva riacquistato la razionale freddezza di
sempre ed iniziava a porsi interrogativi più pratici.
- Beh, sì. In questi sei giorni ho avuto modo si studiare attentamente
il caso e credo di aver formulato un'ipotesi abbastanza attendibile. - Raffreddato
dalla serietà di Jotaro, anche Jarod si era calmato.
- Dunque... tanto per cominciare vi dirò il motivo per cui non vi ho
avvertito subito del ritrovamento. Il fatto è che non ero ancora sicurissimo
che la testa fosse proprio quella di Jonathan, così ho preferito attendere
l'esito degli esami del DNA che abbiamo fatto su campioni di tessuto. Da queste
analisi risulta che il codice genetico di base è senza dubbio quello
del vostro antenato, ma... - Jarod si era alzato dalla sua poltrona ed aveva
iniziato a camminare avanti e indietro per la camera. - Ma abbiamo anche trovato
delle mutazioni.-
- Mutazioni? -
- Sì, Jotaro. Mutazioni. Ma non si tratta di malattie o cose di questo
genere... era qualcosa che non avevo mai visto finora. Beh, quasi mai. -
- Che intendi? -
- Ho confrontato il DNA di Jonathan con quello di Dio Brando che prelevammo
dalle macchie del suo sangue sul vestito che indossavi quando lo uccidesti.
Poi ho fatto lo stesso con il DNA del padre di Okuyasu Nijimura. Il tipo di
mutazione dei tre campioni è molto simile. -
- Vuoi dire che mio nonno è diventato uno zombie-vampiro come lo era
Dio? - Joseph, che fino ad allora aveva ascoltato i vari dettagli tecnici in
silenzio ma senza molto interesse, balzò in piedi all'istante.
- No, signor Joestar. Stia calmo. Ho detto che i tre campioni presentano un
tipo di mutazione molto simile, ma non identico. Pensi, ad esempio, alle differenze
che ci sono fra il caso di Dio e quello del signor Nijimura. Il primo era immortale,
eternamente giovane, in grado di auto-rigenerarsi. In più si nutriva
di sangue umano ed era sensibile alla luce del sole. Il secondo, invece, non
presenta nessuna delle caratteristiche di un vampiro, pur non potendo morire
ed avendo la capacità di auto-rigenerazione. Jonathan presenta solo alcune
caratteristiche in comune con Dio. Dell'immortalità abbiamo una prova
più che lampante. Poi, in seguito ad alcuni controlli abbiamo verificato
che i suoi tessuti sono in gradi di ricostruirsi autonomamente; inoltre non
sembra risentire della luce solare. Per quanto riguarda la possibilità
che possa nutrirsi di sangue... beh, non possiamo stabilirlo per ora; ma il
fatto che i suoi canini siamo perfettamente nella norma è un buon segno.
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- Immortalità... no, aspetta un momento. Secondo te come diavolo avrebbe
fatto mio nonno a diventare immortale, eh? La maschera di pietra non l'ha mai
indossata e Dio non l'ha mai "vampirizzato", a quanto mi risulta.
-
- Io credo, signor Joestar, che la testa di Jonathan sia entrata in contatto
con il sangue di Dio nel momento in cui quest'ultimo gliel'ha tagliata per impossessarsi
del corpo. E questo è bastato a provocargli la mutazione grazie alla
quale è rimasto in vita fino ad oggi. -
- No, c'è ancora qualcosa che non quadra. Nonna Elena, quando lasciò
la nave disse che Jonathan era morto. Il sangue di Dio avrebbe potuto renderlo
immortale, non lo nego, ma non sarebbe stato in grado di resuscitarlo! -
- Forse non era morto, allora. - Jotaro disse questa frase con noncuranza, come
se fosse una cosa assolutamente logica e naturale. - Forse, quando Dio lo ha
decapitato non era ancora morto ma soltanto svenuto; poi il sangue di Dio gli
ha provocato la mutazione e lui, o almeno ciò che ne era rimasto, è
sopravvissuto in uno stato di coma. -
- Sì, è esatto! - esclamò Jarod - è la stessa conclusione
alla quale sono arrivato io. E gli esami che abbiamo fatto finora confermano
questa ipotesi grazie alla presenza di funzioni celebrali molto ridotte. Quando
siamo andati in laboratorio mi stavano appunto mostrando un elettroencefalogramma
e... -
- Jarod! Jarod! Vieni, presto! -
- Cosa succede, Timothy? -
Nella stanza era entrato di corsa un altro uomo con indosso un camice. Era il
Dottor Timothy Angel, il collega di Jarod che aveva ripescato la testa. Sembrava
fuori di sé e sventolava in aria un foglio, probabilmente la causa della
sua agitazione.
- Guarda qui. Sono gli ultimi esami che abbiamo fatto. Guarda questi valori!
Non è fantastico? -
Jotaro e Joseph osservarono la scena con un leggero disappunto: Timothy era
entrato come un uragano nel bel mezzo della loro conversazione, e questo li
infastidiva. Poi, però, videro una lampo accendersi negli occhi di Jarod
ed un sorriso illuminargli il volto.
- Allora, Jarod. Vuoi spiegarci, di grazia, cosa sta succedendo? - Joseph era
sempre più spazientito. Detestava non avere il controllo delle situazioni,
non capire cosa stesse accadendo. Voleva delle spiegazioni, e le voleva subito.
- Sta uscendo dal coma, signor Joestar. Presto suo nonno si sveglierà!
-
- Cosa?!? -
- Le analisi parlano chiaro! L'attività celebrale sta aumentando, e fra
poco potrebbe riprendere conoscenza. -
- Fra poco quanto? - domandò Jotaro. Come sempre l'euforia generale non
l'aveva minimamente colpito, e la sua unica preoccupazione era sapere quando
e in che modo si sarebbe verificato il "fatidico" evento.
- Beh... qualche giorno, credo. - rispose Jarod - Intanto dovremmo avere tempo
sufficiente per prendere alcune decisioni su come comportarci con lui dopo che
si sarà ripreso. -
- Uhm... -
- Per prima cosa - proseguì il neuro chirurgo - dovremo dargli un corpo.
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- Hai intenzione di decapitare qualcuno? - Joseph, seppure confuso, non aveva
perso il suo senso dell'umorismo.
- Veramente noi stavamo pensando ad un corpo bionico. - La risposta era stata
data da Timothy che, ingenuamente, aveva preso per vera la battuta di spirito
del vecchio Joestar.
- Esatto, un corpo bionico. Venite con me, vi spiegherò meglio di cosa
si tratta. - Jarod si avviò verso una delle due porte del salottino,
seguito dai due ospiti.
- Tu puoi andare, Timmy. Prosegui con il monitoraggio e vieni a chiamarmi, se
ci fossero delle novità, va bene? -
- Sì, certo. - Timothy si allontanò e i tre si avviarono verso
un altro laboratorio. Prima di entrarvi dovettero sottoporsi alle procedure
di sterilizzazione che avevano già affrontato prima di vedere Jonathan.
Oltre la porta scorsero una stanza grande come un ripostiglio e scarsamente
illuminata. Jarod premette un interruttore e una dozzina di riflettori si accesero
puntando verso una delle pareti.
Di fronte a loro c'era un corpo senza testa.
- Nel corso degli anni la fondazione non si è occupata solo di fenomeni
inspiegabili, ma ha anche svolto molte ricerche in svariati campi, dalla medicina
all'elettronica e così via. Come certamente saprete, fra i tanti progetti
assegnati a questa sede di Londra vi era quello della creazione di arti e organi
artificiali da utilizzare nei trapianti. I nostri studi erano già a buon
punto quando abbiamo ripescato la testa di Jonathan: ci siamo limitati a mettere
insieme tutte le nostre scoperte e abbiamo creato questo. -
Jarod indicava il "manichino" con aria soddisfatta. Poi ne spiegò
brevemente i principi ed il funzionamento. Il progetto di base era stato ricavato
studiando il braccio meccanico di Joseph. La maggior parte delle componenti,
come ad esempio lo scheletro, erano costruite con una particolare lega metallica.
Le giunture, i muscoli e gli organi interni erano invece di vari tipi di gomme
speciali, molto elastiche e resistenti.
La pelle era l'unica cosa biologicamente "vera". Era stata ricavata,
infatti, creando una coltura di cellule della pelle del viso dello stesso Jonathan.
L'intero complesso era alimentato da un fluido sperimentale sintetico molto
simile al sangue che scorreva nelle vene e nelle arterie artificiali. Il progetto
prevedeva inoltre una piccola centralina elettrica di controllo che, posta alla
base del collo, sarebbe stata collegata direttamente al cervello di Jonathan
permettendogli, così, di gestire i movimenti.
- E tutto questo l'avete fatto in soli sei giorni? - esclamò Joseph,
visibilmente stupito.
- No, certo che no. I vari pezzi erano già pronti. Ci siamo limitati
ad assemblarli. -
- E così avete intenzione di attaccare la sua testa a questo coso. Sei
sicuro che funzionerà? Insomma, dovrete collegare non solo muscoli e
tendini, ma anche dei nervi. Siete davvero in grado di farlo? - Jotaro aveva
subito individuato il problema della realizzazione pratica del progetto.
- Se si trattasse di una persona normale - iniziò Jarod - non ci proverei
neppure. Ma Jonathan è immortale ed è anche in grado di auto-rigenerare
i propri tessuti. Questo significa che, probabilmente, questo corpo sarà
solo una soluzione provvisoria. Credo che piano piano, quando si sarà
svegliato, inizierà a ricostruirsi da solo. Lo scheletro metallico sarà
solo un supporto momentaneo. -
- Sembri molto convinto. Bene, mi fido di te, lo sai. Quando avete intenzione
di eseguire l'intervento? -
- Beh, Jotaro... viste le analisi che mi ha mostrato prima Timmy credo che inizieremo
oggi stesso. -
- E quanto ci vorrà? -
- L'intera operazione durerà all'incirca 36 ore, divise in tre fasi,
per facilitarci il lavoro. Entro la fine della settimana avremo finito. -
Jarod sembrava molto soddisfatto del suo progetto ed era molto ottimista circa
la sua riuscita. Jotaro sembrava un po' più scettico di lui, ma in fondo
era naturale, visto il suo carattere. Joseph, infine, pensava ancora che fosse
tutto troppo incredibile per essere vero, ma si fidava del ragazzo inglese che
aveva davanti: era un ottimo medico ed un amico sincero. Sarebbe andato tutto
per il meglio. Almeno questa era la speranza...
Dopo questa conversazione
Jarod invitò i suoi due amici a fermarsi nel centro della fondazione
fino a quando l'operazione non fosse stata portata a termine. Nonno e nipote
accettarono.
Le stanze che li avrebbero ospitati erano un po' piccole ma molto confortevoli:
per un paio di giorni sarebbero state più che sufficienti. Intanto era
scesa la sera e la stanchezza di quella lunga giornata iniziava a farsi sentire.
Decisero quindi di andare a dormire e si diedero appuntamento per l'indomani
mattina.
Il 13 agosto 2003, alle ore 8:27 antimeridiane un'équipe medica della fondazione con a capo il Dottor Jarod Pretender diede inizio alle procedure che avrebbero restituito un corpo a Jonathan.
Il giorno di Ferragosto il primo Jojo della dinastia Joestar riposava finalmente in un letto.
- Complimenti, Jarod. Ci
sei riuscito! Devo essere sincero con te: non pensavo proprio che ce l'avresti
fatta fino a ieri. Ma adesso...-
- Grazie, Jotaro. Detto da te è un gran bel complimento. Ora dobbiamo
solo sperare che si svegli presto e che il corpo inizi a funzionare a dovere.
-
- Biip. Biip.
- Ops, è il mio cercapersone. - Jarod tirò fuori dalla tasca il
piccolo congegno elettronico e controllò il nome della persona che lo
stava chiamando. Poi esclamò: - È Timmy! Forse ci sono delle novità.
Vuole che lo raggiungiamo in sala rianimazione. -
Con passo veloce Jotaro e Jarod attraversarono i corridoi del centro, fino alla
porta blindata davanti alla quale Timothy e Joseph li aspettavano con impazienza.
- Che succede? -
- L'ultimo encefalogramma ha rilevato un improvviso aumento dell'attività
celebrale. Credo che ci siamo... -
Jarod avvicinò l'occhio al dispositivo di rilevamento dell'iride e lo
stesso fecero i suoi compagni. Quando l'ultimo ebbe terminata l'operazione la
porta si spalancò davanti a loro. Entrarono e si avvicinarono al letto.
Jonathan era circondato da svariate apparecchiature mediche che ne controllavano
il respiro, la pressione sanguigna etc.
Sembrava che stesse dormendo.
Ad un tratto, però, uno dei macchinari iniziò a fare uno strano
rumore: prima un sibilo, poi una serie di ticchettii via via più frequenti:
era l'elettrocardiografo. L'attenzione dei presenti si fissò sul monitor
mentre il numero dei battiti saliva... 77... 80... 82...
- Dove... dove sono? Ch... che cosa... cosa è successo? -
Jonathan aveva riaperto gli occhi.