cAPITOLO 2
 

Napoli, 31 Marzo 2001. Mattina presto.

Oggi ci è capitata una cosa strana, Oscar ed io avevamo deciso di fare festa a scuola, decidemmo allora di andare a Mergellina, vicino al mare per cercare un modo di battere Luca, questo poteva sembrare un gesto imprudente, ma sapevamo bene che non era un tipo che non aveva nulla di meglio da fare che pedinarci, quindi grossomodo eravamo tranquilli. Mentre camminavamo per il lungo mare notammo un tipo molto strano, era di sicuro un turista, a prima vista cinese o giapponese: era basso, vestito in un modo strano e se ne stava seduto su un muretto con aria preoccupata guardando il vuoto... noi leggiamo molti fumetti giapponesi, e cogliemmo subito l'oaccasione per dire quelle solite cazzate tipo "Hey, Pink Dark Boy! Dragonball!", insomma ci mettemmo ad elencare tutti i fumetti giapponesi che ci piacevano, non per attaccare discorso o altro, ma soltanto per perdere un po di tempo.
Fui sorpreso quando ci rispose in perfetto italiano di andarcene, voleva stare solo, non aveva tempo da perdere. Io gli chiesi cosa avesse pre stare così arrabbiato e lui ci disse che era stato derubato ed ora non sapeva cosa fare, anche se era molto preoccupato rispondeva in modo gentile, un'altra persona ci avrebbe detto in modo scorbutico di andarcene, ma lui rimaneva sempre gentile.
Per questo suo modo di fare decidemmo di aiutarlo almeno a chiamare qualcuno così ci presentammo, lui ci disse che si chiamava Koichi Hirose, veniva da Morio Cho, in Giappone, ed era venuto per una vacanza ma era stato derubato da un ladro all'aereoporto di Capodichino.
Decidemmo insieme quindi che Koichi sarebbe rimasto da me fino a quando non sarebbe riuscito ad andarsene, lui inizialmente rifiutò per educazione, ma noi insistemmo... in fondo era la prima volta che conoscevamo un giapponese!
Ci sedemmo sugli scogli a parlare un pò del suo paese ed un pò del nostro, Oscar allora, si mise a preparare la solita canna che si fa solitamente sugli scogli quando si manca la scuola, Koichi cambiò subito attegiamento, da sicurezza era passato ad indecisione, insomma si sentiva molto a disagio.
Capimmo che veniva da una città abbastanza tranquilla, era un bravo ragazzo e si fidava troppo di noi. Non che fosse un male, ma... in una città piena di criminali ed imbroglioni senza scrupoli non sarebbe durato a lungo, decidemmo di rassicurarlo e di fargli capire che eravamo suoi amici; la giornata si avviava al tramonto e così ci avviammo verso casa.

 

 
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