- Capitolo 3 -
Due scontri molto particolari.

La situazione si stava facendo parecchio tragica. Gocce di sudore tremavano sul volto di Jonathan, teso per l'importantissima missione che stava svolgendo, indecise se scendere o no lungo il profilo del suo volto. Quel teorema sui tensori, che gli sembrava così comodo ed utile, proprio non gli riusciva di dimostrarlo… Si era ormai fatto tardi, e per questo il prof. Pinklerdoodle decise di smettere quella infruttuosa serata di studio, e di tornare a casa, per quel giorno. Cercò di fare un poco d'ordine sulla sua scrivania, tra il marasma di carte che ormai l'avevano invasa, raccolse i pochi appunti importanti che voleva riguardare la sera, e li infilò velocemente e con gesto sicuro nella pesante borsa di cuoio. Prese il soprabito grigio, si chinò per allacciarsi le scarpe, e nel farlo sentì un lieve dolore. La ferita della mattina era ancora aperta, e forse era il caso di andare a farsi dare un'occhiata da quel medico… "medicina… bah!" stava pensando tra se e se "qualsiasi idiota saprebbe praticare medicina, purché abbia una buona memoria… ma è in Geometria, che bisogna essere intelligenti per essere bravi!"
<<Ed io, essendo il migliore in Geometria, sono il più intelligente di tutti!>> sussurrò, per completare il filo del suo discorso, mentre un sorriso compiaciuto gli attraversava il volto. Chiuse la porta del suo ufficio, e s'incamminò fuori dal dipartimento.
Uscito all'aperto, si diresse verso, il centro, in cui si trovava l'ambulatorio di Nighel Sharr, con un passo deciso e ondeggiando la sua valigetta di qua e di là. Il buonumore stava tornando, e quasi gli veniva voglia di fischiettare. Ma si trattenne: non era buona educazione, e qualcuno dei suoi alunni poteva vederlo. Ben presto si trovò a passare per la zona del mercato… Mille bancarelle colorate, ormai non più così affollate come potevano essere state durante la mattinata.
Pinklerdoodle ebbe un mancamento improvviso. Il mondo cominciò ad ondeggiare attorno a lui, mentre gli sembrò di stare per cadere per terra. Il mondo sembrò rallentare. Tutto a torno a lui si muoveva lentissimamente. Stava DAVVERO CADENDO! Qualcosa gli passò vicino, ad una velocità folle: una freccia dorata, apparentemente antichissima, che gli causò un buco nel soprabito. Stava per sbattere per terra con tutta faccia. Non riusciva a muovere autonomamente un solo muscolo; di più, non riusciva nemmeno a ragionare chiaramente. Gli sembrava di avere ragnatele nel cervello. Tutto cominciò a muoversi come prima, e Pinklerdoodle si rese conto di non essere affatto caduto a terra. Era in piedi, e tutti lo stavano guardando come se fosse rimbambito. Ricominciò a camminare, guardando in giro ansioso per capire se vi traccia della freccia o della persona che l'aveva lanciata. Una bimba gli venne addosso, e cadde per terra.
<<Attenzione, piccola! Guarda dove vai!>> gli disse sgarbatamente. La bambina non la prese molto bene. Si portò le mani al volto, e iniziò a piangere e a frignare.
<<UUUUUUUUUUUUUUAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!>> Jonathan era piuttosto imbarazzato. Una grassa signora carica di sporte si avvicinò, e cominciò a sbraitargli in faccia.
<<Che ha fatta alla mia bambina? Louise, perché piangi? Ti ha fatto paura questa specie di ubriacone? Ora lo concerò per le feste, se non si allontana!>> e iniziò a agitare la borsetta davanti a Jonathan, con fare minaccioso.
<<La pianti, signora! È la bambina che mi è venuta addosso e dovrebbe chiedere scusa a me! E poi non sono ubriaco!>>
<<E allora perché ha barcollato in quel modo? Se ne vada, se non vuole che chiami un poliziotto!>>
<<Me ne vado, ma so di essere nel giusto! Ed insegni l'educazione a quella mocciosa!>>
Disgustato dall'accaduto, Jonathan decise di tagliare per un vicolo per i vicoli. Girò un angolo alla fine di questo. E per poco non cadde di nuovo: un uomo vestito di nero si era appena scontrato con lui. Entrambi i due individui caddero per terra con violenza, ed una freccia d'oro cadde per terra, da sotto il lungo mantello del tale.

Nick Shadow stava iniziando ad innervosirsi. Non gli piaceva essere toccato, e quella era la seconda volta che qualcuno lo urtava, quel giorno. Era davvero troppo. Si stava massaggiando la spalla, quando vide che la sua preziosa freccia d'oro era caduta per terra. Si rialzò in fretta, e stava per andare a raccoglierla, quando il tizio con cui si era scontrato lo bloccò. Lo squadrò subito: apparteneva a quelli che lui chiamava "Damerini Mummificati", gente che non aveva mai visto in vita sua un coltello e che passava la sua vita nell'ozio, fino a finire mummificata viva.
<<Fermo là, gaglioffo! Non toccare quella freccia! Sono sicuro che ci sei tu dietro a tutta questa storia!>> Pinklerdoodle sapeva solo due cose: quel tipo era un poco di buono, e la freccia era quella da cui stava quasi per essere colpito prima
<<Non provare a fermarmi, Damerino del cavolo! Non hai idea di con chi hai a che fare!>> Nick infilò velocemente la mano sotto il mantello, ed estrasse uno dei suoi innumerevoli pugnali dalla tasca.
<<Non voglio rogne: spostati o sarà peggio per te!>> disse, puntando il coltello contro Jonathan.
Lo sguardo di Jonathan si fece gelido. Nick era sconcertato. Lo sguardo della persona che aveva di fronte non era per niente quello di un Damerino! Era quello di un avversario freddo e calcolatore. Non vedeva quello sguardo da molto tempo: tutti i ladri che l'avevano avuto, erano stati eliminati da lui personalmente, in quanto pericolosi rivali.
Jonathan infilò la mano destra nella tasca della giacca, e i muscoli allenati di Nick si contrassero pronti a scattare nel caso egli tirasse fuori un coltello o un'arma da fuoco. Invece, tirò fuori un impossibile, stranissimo, enorme martello, lungo circa 2 metri!
<<Craccracriccrecr!>>
Shadow non ebbe il tempo per sentirsi sconcertato. Piuttosto, si sentiva piuttosto stressato e innervosito dalla surreale situazione…
<<Oh, no! Perché per 10 anni non incontro nessuno con poteri simili ai miei e oggi invece ben 2 di seguito? Foolly Puppet!>> sbuffò, mentre il buffo omino di mezzo metro si proiettò da lui.
Jonathan iniziò a preoccuparsi. "Dopo tutto questo tempo! Un'altra persona con questo potere! Spero che non vada a finire come l'altra volta" pensò, con un briciolo di rimorso, pensando alla sua gioventù.
<<Bene! Anche tu hai un potere simile al mio! Vedremo chi vincerà! Ti strapperò tutto quello che sai su quella maledetta freccia!>>
<<Ha! Come se ne potessi sapere qualcosa!>> rispose sprezzante Shadow, che s'immerse velocemente nell'ombra. Riemerse dietro a Jonathan, e cercò di sferragli una coltellata. Ma Jonathan si girò di colpo; schivò la coltellata con agilità e sferrò un possente colpo verso Shadow. Foolly fu più svelto, e lui e Nick si immersero nell'ombra immediatamente. Mentre si spostava sull'ombra, Nick pensava al da farsi. "Non mi sembra molto veloce; sicuramente quel martellone è molto pesante da maneggiare… e forse è anche più debole di quel colosso di prima. Probabilmente riuscirò a finirlo senza problemi, senza dovermi allontanare troppo!"
Riemerse di nuovo dietro a Jonathan, che ancora non aveva avuto il tempo di rialzare il martello.
<<Stavolta sei mio!>> urlò trionfante, e si avventò contro Jonathan con il suo coltello. Jonathan si girò alzando il martello con velocità innaturale e colpì Nick con una potenza devastante, addirittura per 2 volte consecutive. Nick sentì il rumore delle costole che scricchiolavano, e il metallico sapore del proprio sangue che gli saliva in bocca. "Ma… è una velocità enorme! È almeno veloce quanto me!" Sentì i sensi che lo abbandonavano, mentre l'ombra lo espelleva automaticamente. Questa volta il Ladro d'Ombra era stato sconfitto. Ma di poco. Il coltello aveva colpito alla schiena Jonathan, causandogli una ferita piuttosto profonda. Si appoggiò al muro dietro di lui, respirando affannosamente. Il bel soprabito grigio era ora macchiato dal suo sangue, e rovinato da un taglio netto. Pinklerdoodle si sedette per terra, cercando di non toccare i cumuli di immondizia che infestavano il vicolo, mentre con il suo fazzoletto cercava di tamponare meglio che poteva le ferita. Quando vide che il bendaggio era suppergiù riuscito, cercò di svegliare il tizio che aveva steso. Era più che certo che non fosse morto: difatti, appena sia avvicinò alla faccia di Nick, questi aprì gli occhi.
<<Che cosa vuoi, maledetto? Finirmi? Uccidermi? Derubarmi? Vedermi mentre imploro pietà? Beh, te lo puoi scordare! Non mi piegherò mai di fronte ad uno schifoso Damerino del tuo stampo!>>
<<Senti chi parla, straccione! Figuriamoci se voglio le tue puzzolenti e pulciose cianfrusaglie! Posso permettermi di molto meglio, io! Le uniche cose che voglio da te sono spiegazioni su quella freccia dorata, che mi sta perseguitando da stamani! Perché hai cercato di colpirmi, poco fa?>>
<<Ha! Figurati se IO ho interesse a perdere questo bel blocco d'oro in un modo stupido come cercare di colpire TE! L'ho rubata ad un ragazzo stamattina quella freccia, e non ho assolutamente voglia di perderla per così poco! Ho sudato sette camicie per prenderla!>>

I due, dimentichi delle ferite, stavano litigando aspramente, quando un forte malore li colpì entrambi: la testa di Pinklerdoodle cominciò a girare, mentre Nick Shadow, non molto in forma, svenne quasi istantaneamente…

Odore di battaglia aleggiava nell'aria, eppure niente sembrava indicare uno scontro con i Guerrieri oscuri. Con passo sostenuto, il Guerriero dorato continuava il suo giro di perlustrazione, mentre la sua dorata armatura luccicava sotto i raggi del sole primaverile. Il Grande Saggio Hortheptlan stava compiendo alcuni difficili rituali che avrebbero riportato a loro favore le sorti di quella guerra e per questo diversi guerrieri dorati avevano fatto spola tra la cittadella maggiore e l'ingresso della città…

Da qualche tempo la guardia di servizio del tempio non si sentiva bene, ed aveva chiesto il cambio. Strano a dirsi. In effetti, le guardie che mancavano al servizio di sorveglianza venivano punite con 50 frustate, e QUESTO scoraggiava molto coloro che tentavano di allontanarsi dal luogo cui erano stati assegnati. Ma stavolta il motivo era più che serio. Ammessa da poco nelle file dei guerrieri dorati, questa guardia particolare era famosa per non aver sviluppato ALCUNA Astendek, o "controparte spirituale", che caratterizzava i Gdatka, gli "uomini - anima", i guerrieri che da tempo immemorabile erano stati il fulcro dell'esercito…

Le immagini nella mente di Jonathan si eclissò, sommersa da una luce di un bianco accecante, che cancellava qualsiasi cosa per la sua immane purezza, mentre sul fondo una macchia dorata si ingrandiva. Il rumore del bianco (perché quel colore che riempiva l'aria e la mente di Jonathan era così intenso, così forte da risultare assordante, come solo un rumore poteva esserlo) rombava come una sinfonia nelle sue orecchie, mentre cercava di scorgere che cosa fosse davvero quella macchia. Si avvide di essere molto cambiato. Jonathan aveva cessato qualcosa di definito… era una somma di ciò che era, sarebbe stato e poteva essere, per usare una frase fatta. La sua essenza si spargeva senza limite nell'accecante candore che lo circondava, mentre la macchia dorata si avvicinava e iniziava ad inghiottire il bianco, e si allargò sullo sfondo, finché tutto non fu riempito di nuovo dal colore dell'oro, un giallo intenso e rilucente. Un solo particolare stonava, nella distesa rilucente davanti a lui: un disegno, scuro, di aquila, che si stagliava di fronte a lui. Jonathan capì che, data la distanza, il disegno dell'aquila doveva essere immenso, enorme, grande come il sistema solare stesso. Iniziò a girare su se stesso. La velocità aumentò in modo vertiginoso, mentre avanzava verso l'aquila. Un'aquila di Rame Nero, pensò. Non ne conosceva il motivo, ma sapeva che era di rame. Perché? Mentre si avvitava contro l'immane figura, e si rendeva conto che stava per cadere in un sonno senza sogni, ne visioni, gli appariva un'immagine, in brevi e nitidi intervalli, dapprima sporadicamente, poi sempre più velocemente, fino a comporre un'immagine continua: un uomo, anziano, circondato da guerrieri vestiti con delle armature dorate, e anche egli con una simile armatura, che lo fissava. A differenza delle altre armature, che non sembravano avere una foggia occidentale, quella del vecchio possedeva un enorme copricapo circondato innumerevoli piume colorate. Il vecchio spalancò gli occhi, e Pinklerdoodle sentì una voce chiara e cristallina risuonargli nella testa, che non sembrava proprio quella di un anziano, ma ricordava piuttosto quella di una giovane donna.
<<Pinklerdoodle. Jonathan. È tempo del risveglio. Devi cercare Nick Shadow, e Alexis Guddoff, e Nighel Sharr. Solo allora potrete!>> L'immagine svanì in un turbinio di colori, mentre Jonathan Pinklerdoodle precipitava nel buio.

Tutto quello che trovò Jonathan nella sua testa dopo quella visione fu il dolore. Un dolore acutissimo, alla base del cranio, che lo colpiva ad ondate. Riusciva quasi ad udire il rumore del sangue che pulsava nelle sue tempie. Si trascinò vicino al muro, e concentrò tutti le sue energie nel rialzarsi. Li vicino, anche Shadow riprendeva i sensi. Mormorava frasi sconnesse, certo ispirategli dalle folli visioni che anche lui aveva avuto durante il periodo di incoscienza.
<<Ah… la c-controparte… l'aquila di… R-Rame Nero… trovare… Sharr… e Pixelbubbles… e…>>
Jonathan si avvicinò e cercò di alzarlo, mentre pian piano Nick riprendeva coscienza
<<Forse… Pinklerdoodle? E tu saresti Shadow, suppongo?>>
<<Toglimi le meni di dosso, damerino! Non sopporto di essere toccato!>>. Nick si alzò con rapidità, nonostante le ferite, e scostò bruscamente Pinklerdoodle con una manata, mentre si appoggiava al muro.
<<Sei ferito, imbecille. Non lo vedi? Ti ho dato una sonora lezione… spero che ti ricorderai di non provare più a sfidarmi senza riflettere! Intanto spiegami: cos'è quella freccia? E perché continuo a svenire? E chi è questo "Alexis Guddoff"?>>
<<Piantala! Ne so quanto te! Non conosco questo Guddoff, anche se sembra che abbiamo fatto sogni simili… inoltre, se sono tutti come te, non voglio averci proprio niente a che fare!>>
Nick sembrava esasperato. Era stanchissimo: aveva usato i suoi poteri ininterrottamente quel giorno, e le ferite inflittegli da Pinklerdoodle erano state il colpo di grazia, per lui. Era coperto di lividi, ed il sangue colava da una larga ferita vicino al collo, e macchiava di rosso il suo mantello nero. Era evidente che aveva bisogno di urgenti cure mediche e di molto riposo…
<<Andiamo, forza… ti trascinerò da un medico, volente o nolente! Bada bene, di certo non perché mi stai simpatico, ma perché sei la mia unica chiave per capire cosa sta succedendo in questi giorni a Londra!>>
Mentre Jonathan gli si avvicinava di nuovo, l'occhio allenato di Nick Shadow notò immediatamente nel taschino del professore una bellissima penna stilografica… dorata! All'epoca, le penne stilografiche erano apparse da poco, e il fatto che Pinklerdoodle ne avesse una, d'oro per giunta, poteva solo significare che era MOLTO ricco. Il Ladro d'Ombra si umettò le labbra, mentre guardava quel costoso gingillo che ondeggiava, spuntando fuori della tasca. "DEVE essere mia! Non posso ASSOLUTAMENTE lasciare una simile meraviglia nelle mani di un tale idiota!" Mentre il prof. Pinklerdoodle cercava di aiutarlo a muoversi, mettendosi una delle sue braccia sulle spalle e cercando di reggerlo, Nick allungò la mano verso il taschino, e s'impossessò con velocità della penna. "Ah! Niente male come giornata in fondo! Mi sono impossessato di una freccia e di una penna stilografica d'oro…" Mentre l'ignaro Jonathan lo conduceva verso l'ambulatorio di Nighel, come aveva intenzione di fare già dall'inizio, il Ladro d'Ombra non poté fare a meno di iniziare a sorridere…

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