- Capitolo 1 -
Una tranquilla mattinata primaverile

<< Maledizione! Sono ancora in ritardo!>> come al solito, nel bel mezzo della colazione il prof. Pinklerdoodle si era accorto troppo tardi, guardando il suo costoso cipollone d'oro, di non avere molto tempo prima delle lezioni. Corse verso l'attaccapanni del corridoio, prese al volo la sua elegante giacca grigia, il suo soprabito e la pesante borsa di pelle in cui era solito tenere tutti i suoi appunti, ed uscì in fretta e furia, chiudendo a chiave la porta del suo appartamento.
La mattinata di quel lunedì di Marzo del 1885, a Londra, era come, al solito, abbastanza nuvolosa, ma almeno la nebbia non offuscava più la vista della strada come nei mesi precedenti. Sistemando meglio la giacca e chiudendo il soprabito, si allontanò con passo veloce verso l'università, cercando con lo sguardo una carrozza e sperando di riuscire ad arrivare a lezione prima delle otto. Due carrozze già occupata gli passarono ai fianchi, e stava ormai per disperare, quando finalmente vide una carrozza ferma in attesa di passeggeri. Salì in fretta su di essa.
<<Si sbrighi, postiglione, mi porti all'università di ***; se riuscirete ad arrivare prima delle otto avrete una congrua mancia.>>
Il conducente, senza dire una sola parola, spronò il cavallo e si diresse velocemente verso la sua nuova destinazione.

L'orologio della scuola segnava ormai le otto e dieci, quando finalmente Pinklerdoodle giunse a destinazione; imprecando e lamentandosi con il conducente della carrozza, il professore scese dal mezzo, pagò in fretta e furia il conducente con gli spiccioli che aveva in tasca e lo congedò in malo modo. Entrò nell'edificio senza curarsi degli annoiati portieri e bidelli a cui passava davanti, finendo quasi per urtarne alcuni con la pesante borsa, che sbatacchiava a destra e a sinistra mentre camminava. Percorse un lungo corridoio, ed iniziò ad affrettarsi verso l'aula A, dove lo attendevano gli studenti del suo corso di Geometria.
Purtroppo, a dispetto della sua fretta, vide che anche quel giorno avrebbe dovuto iniziare in ritardo: il preside era in mezzo al corridoio, che discuteva con qualcuno, e se vi era qualcuno all'università che cercava di attaccare bottone più di lui, Jonathan Pinklerdoodle, era proprio il preside. Stringendo i denti si diresse nella loro direzione, sperando di non essere fermato.
<<Professor Pinklerdoodle!>> "beccato!" <<Ben arrivato! Sono certo che, prima di andare a lezione, avrà qualche minuto per fermarsi a discutere con noi!>> Si rivolse dunque verso il suo interlocutore. Jonathan lo guardò: era un uomo abbastanza giovane, alto più o meno quanto lui, quindi sul metro e 60, teneva accanto a sé una borsa da medico, aveva barba, occhiali e capelli biondi. Si appoggiava ad un robusto e ben lavorato bastone di legno nero, forse ebano, con la mano sinistra.
<< Nighel, vorrei presentarle uno dei migliori e più recenti acquisti della nostra università, il professor Pinklerdoodle, che segue attualmente i corsi di geometria per i fisici. È alquanto in gamba, nel suo campo>> "sicuro" pensò Jonathan "come se qualcuno potesse non avere presente la mia indubbia superiorità in quasi tutti i campi della geometria, a livello nazionale e mondiale." "Hai fatto carte false pur di avermi in quest'università, borioso imbecille."
<<Jonathan vorrei presentarle il mio medico curante, il famoso ortopedico Nighel Sharr>>
<<Molto piacere dottor Sharr! Suppongo che sia venuto per il nostro orto botanico!>>
Come al solito, dopo la battuta di Pinklerdoodle seguì un silenzio agghiacciante e, per lui, inspiegabile.
<<Prego…?>>
Jonathan cercò di salvare la battuta con una mezza spiegazione, cercando di sfoderare un sorriso quasi forzato: <<Ma… avevo capito che lei avesse a che fare con gli ortaggi, giusto?>>
<<Veramente io sono un medico.>>La voce di Sharr lasciava trapelare i suoi veri sentimenti. Sperava davvero che fosse un equivoco! Nessuno poteva fare delle battute così orrende! O almeno, non di proposito!
Infine il professore si lasciò andare:
<< Oh, andiamo… era una battuta! Sono molto contento di fare la sua conoscenza. >>
Porse la mano; Sharr che gliela strinse senza molto entusiasmo, forse ancora sconvolto per il tentativo di battuta.
Una strana sensazione colse improvvisamente entrambi… qualcosa di simile ad un malore o ad un capogiro. Pinklerdoodle riuscì a non darlo troppo a vedere, anche se ad un certo momento aveva iniziato quasi ad ondeggiare, mentre Sharr dovette saldamente appoggiarsi al uso bastone di legno per non cadere a terra. La cosa però passò subito e nessuno dei due ci fece molto caso.
Subito, Pinklerdoodle dovette congedarsi: le lezioni erano iniziate ormai da venti minuti, e sperava di non ampliare ulteriormente il suo ritardo.
<<Sembra che io debba andarmene! Mi ricorderò di lei dottor Sharr, in caso di necessità, e ovviamente, >> aggiunse con fare alquanto presuntuoso, <<lei si ricorderà di me, il più grande genio matematico del nostro secolo!>>
<<Certamente>> rispose, con un filo di sarcasmo, Nighel Sharr, << mi ricorderò senz'altro di lei>> "almeno per le pessime battute, è sicuramente un personaggio da evitare"
Dopo che il prof. Pinklerdoodle si fu allontanato il preside fece pressione su Sharr per una piccola visita di controllo. Sharr raccolse la sua borsa e si diresse verso la presidenza insieme al preside, zoppicando ed appoggiandosi al suo bastone durante il percorso.

<<Professore, mi scusi, potrebbe ripetere di nuovo? Non riesco proprio a capire.>>
<<Ma insomma! Credete che sarà sempre così anche per il resto del corso? Se volevate qualcosa di più semplice, dovevate iscrivervi ad ingegneria!>> Un rumore di risatine ironiche serpeggiò nell'aria.
<<E va bene, ripetiamo ancora. Consideriamo un'applicazione lineare qualsiasi…>>
Pinklerdoodle iniziava quel giorno le matrici, un argomento che avrebbe portato i ragazzi verso la parte centrale del corso… eppure, nonostante fosse ormai il *** anno che ripeteva queste lezioni, sentiva distintamente che qualcosa non andava. Le parole gli uscivano a fatica, quasi come se la sua mente occupasse parte di essa in qualcos'altro, e più di una volta fu fermato dai suoi allievi, che ne avvertivano profondamente la confusione.
La lezione continuò, a parte questo piccolo inconveniente, senza problemi di sorta… dopo circa 2 ore, Pinklerdoodle terminò il discorso, e i ragazzi presero a sciamare fuori dall'aula e a dirigersi verso la lezione successiva. Jonathan si sedette, e mentre gli vedeva uscire si concesse qualche istante di puro relax. Spolverò bene le sue mani dalle tracce di gesso che ancora erano presenti, inarcò la schiena e l'appoggiò allo schienale della sedia dietro alla cattedra, mentre rimuginava sul apparente andamento di quell'inizio anno.
"Maledizione, " pensò tra se e se, "anche questa lezione è iniziata in ritardo! Ed inoltre, ho fatto veramente poco, rispetto ai giorni precedenti… se continua così, dovrò chiedere ai ragazzi se possono venire a delle lezioni supplementari… meglio recuperare!"
Il Nostro professore era molto preoccupato per la piega presa dalla situazione… la classe era ormai vuota; gli ultimi studenti rimasti stavano chiacchierando allegramente, attardandosi mentre raccoglievano i fogli dei loro appunti e si avviavano fuori dall'aula. Uno di essi si avvicinò al professore. Pinklerdoodle si scosse del suo sto di meditazione, e guardò incuriosito il ragazzo: era uno degli studenti che vedeva a circa metà aula. Nella sua mente catalogava così gli studenti:
"primo banco: paraculo o secchione. Tenere d'occhio e confrontare con i risultati"
"fino a metà: buon grado di attenzione, o problemi di vista"
"metà: studia, ma non gliene frega più di tanto"
"oltre metà: arrivato in ritardo o svogliato"
Sapeva benissimo di crearsi dei preconcetti, ma era anche vero che nessuno sapeva di quella sua classificazione, ed effettivamente la posizione nell'aula aveva una certa correlazione con i risultati ottenuti dagli allievi nei test.
<<Professore, mi scusi…>>
<<Si? Che cosa c'è?>>
Il ragazzo si avvicinò alla cattedra e al professore, quindi, con un rapido gesto della mano, lo colpì alla schiena, vicino alla spalla.
Senza emettere nemmeno un gemito, Jonathan svenne e si accasciò al suolo.

Nighel aveva trascorso la sua giornata senza molto entusiasmo. Il preside era in fondo una persona molto noiosa, e se non fosse stato per il giuramento di Ippocrate non avrebbe certo voluto frequentarlo… e anche l'ambiente della facoltà era TERRIBILE… Pinklerdoodle ne era forse un tipico esempio. Come il preside gli aveva raccontato, era un GENIO, capace di paurose intuizioni spesso inconcepibili anche agli altri specialisti del settore, ma era anche un insegnante solo poco più di mediocre, e come essere umano rasentava l'idiozia (cosa già notata da Nighel, peraltro): non aveva alcun rapporto umano degno di nota, sia a causa della sua superbia, sia per la sua tendenza a fare ORRIBILI battute.
<<Allora, la saluto signor Halfier, mi stia bene, non faccia troppi sforzi con la schiena e segua la dieta a bassa concentrazione di grassi che le ho prescritto…>>
<<Ci sentiamo presto Dottore, sono molto contento di avere la possibilità di conoscere un medico esperto ed in gamba come lei…>>
Un urlo improvviso interruppe la conversazione
<<Che diavolo è stato?>>
<<Non ne ho idea; presto, andiamo a vedere qui fuori!>>
Usciti dallo studio, i due videro un ragazzo, che portava in mano una freccia d'oro, correre furiosamente attraverso i corridoi.
<<Fermatelo!>> gridò subito il preside, ma ormai il ragazzo era troppo distante e stava scappando fuori dall'edificio.
<<Che cosa c'è nella direzione da cui è corso il ragazzo?>>
<<L'aula A, dove insegnano il corso di geometria per i fisici del primo anno…>>
<<Corriamo là!>>
I due cercarono di fare più in fretta possibile: il dottor Sharr arrancava sul suo bastone, facendo diversi sforzi per avanzare il più in fretta possibile; "e pensare che una volta avrei dato filo da torcere a chiunque, come velocità" pensava con disgusto verso se stesso, osservando il grasso ed ansante preside che lo superava senza difficoltà.

La scena che si presentava era molto strana: diversi ragazzi stavano accalcati attorno al professor Pinklerdoodle, che giaceva svenuto per terra.
<<Fate largo, lasciatelo respirare! Sono un medico, fatemi passare!>>
Il dottor Nighel si faceva largo con qualche difficoltà tra la folla. Jonathan giaceva svenuto; subito, Nighel si inginocchiò e iniziò il controllo, verificando che cosa fosse esattamente successo. L'arrogante professore era svenuto per un semplice shock: con vi erano segni di contusione o tracce di eventuali malattie, ed il respiro era regolare. Tutto era normale, eccetto una piccola ferita vicino alla spalla, dietro la schiena, che sembrava presentare tracce di una strada sostanza verde.
Il bel vestito di Pinklerdoodle era strappato in corrispondenza alla ferita, cosa che lasciava poche conclusioni:
Con tutta probabilità il taglio era stato causato dal ragazzo usando quella freccia, intuì Nighel, ma il perché, e la strana condizione della ferita, che sembrava assolutamente priva di sangue, erano un mistero.

Dopo qualche minuto Pinklerdoodle riprese coscienza.
<<Bastardo… si può scordare la sufficienza in questa materia…>>
<<Che è successo?>> chiese Nighel: <<chi le ha fatto questo? E perché?>>
<<Questo dovrei chiederlo a voi… Io non ho visto che questo ragazzo che mi piantava… qualcosa nella schiena… che male!>> Si inarcò sotto l'azione del dolore provocato dalla ferita
<<Avete preso quel piccolo bastardo, non è vero? Credo che un'espulsione non gliela leverà nessuno, non è vero preside?>>
<<Uhmmm… beh…>> il preside sembrava alquanto imbarazzato
<<Veramente non siamo riusciti a prenderlo, però sono certo che lo rintracceremo presto… intento se vuole andare la polizia fornendo una bella descrizione, cosicché lo possano arrestare loro…>>
<<Si potrebbe fare… dottor Sharr, se non le dispiace potrei passare da lei questo pomeriggio… credo che il fatto che uno studioso del mio calibro scelga lei come medico sia un grande onore, no?>>
<<Certamente…>> Sharr non sapeva come trattenere la rabbia per le parole arroganti di Pinklerdoodle, e stava stringendo con forza il suo bastone, facendo diventare quasi paonazza la sua mano sinistra
<<Sarei onorato>> e qui stentò a trattenere un ringhio risentito <<di averla come paziente questo pomeriggio…>>
<<Allora è fatta!>> Pinklerdoodle si alzò, ancora dolorante. <<Adesso vado nel mio studio, continuo la mia ricerca sui tensori, e poi sbrigherò queste altre inezie…>>
<<Arrivederla, professore! Sono lieto che si senta meglio!>> salutò il preside.
<<Arrrrrrrivederla…>>salutò Nighel.
Entrambi seguirono con lo sguardo l'arrogante professore che raccoglieva i suoi appunti, li metteva nella sua borsa di pelle, la chiudeva con cura, raccoglieva la sua giacca grigia, e usciva impettito dall'aula, come se quello che era successo fosse solo un piccolo inconveniente, che non avrebbe turbato la sua gloriosa ascesa verso la fama ed il successo. Ma né lui né Nighel sapevano, che le cose per loro stavano solo incominciando, e che sarebbero divenute molto più complicate.

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