Prima parte: di carne e sangue
- Appendice -
Breve storia della Tecnica Concentrica: dai monaci alla Tecnica Mentale

Le origini della tecnica concentrica si perdono in quei secoli che vedono nascere i primi monasteri buddisti. Originariamente i monaci usavano gli esercizi di respirazione come propedeutica alla meditazione. Uno tra i tanti monaci si accorse però che un determinato ritmo portava il corpo a generare spontaneamente energia: un energia affine a quella solare, ma con doti completamente diverse. Dapprima usata per curare le ferite, fu sigillata nei monasteri quando se ne scoprirono i possibili usi distruttivi. Per secoli le tecniche di respirazione rimasero sigillate nei monasteri, insegnate solo da una manciata di Maestri. Le rare apparizioni delle uniformi di velluto dei Maestri nel mondo si verificavano alla morte del Gran Maestro, capo assoluto e depositario del Codice (manoscritto unico nel suo genere, al cui interno erano analizzate in dettaglio 245 possibilità di utilizzo della tecnica concentrica), a cui seguiva l’elezione di un nuovo capo dell’ordine, scelto tra i Maestri stessi tramite elezione. Col passare degli anni i Maestri acquisirono sempre più indipendenza, cominciando a insegnare anche a uomini e donne non appartenenti ai monasteri.

Nel XIX secolo, il Maestro Tonpeti ruppe un tabù secolare, insegnando i rudimenti della Tecnica Concentrica a un giovane occidentale. Quel giovane si chiamava William Zeppelie, ed era un nobiluomo inglese che aveva perso il padre in un misterioso incidente. Nonostante le critiche dei Maestri Zeppelie apportò notevoli migliorie alla Tecnica. Fu il primo a scoprire i suoi effetti distruttivi sui vampiri, e a utilizzare l’energia data dalla respirazione a scopo offensivo. A sua volta Zeppelie educò alla Tecnica un altro giovane nobile, Jonathan del casato Joestar. Dotato di talento fuori dal comune, riuscì addirittura a superare i discepoli di Tonpeti, Diar e Streitzo. Tutti loro combatterono contro il vampiro indotto Dio Brando, creato dall’artefatto noto come Maschera di Pietra. La battaglia fu vinta, ma a un prezzo estremamente alto; gli unici a sopravvivere furono Streitzo e Tonpeti.

Negli anni a seguire la storia della Tecnica si scinde in due. Streitzo, divenuto Maestro con la morte di Tonpeti, addestrò la figlia adottiva di Jonathan, Elisabeth. Nonostante fosse una donna, divenne un Maestro tra i più potenti mai nati. Nel frattempo i nipoti di Jonathan e William, rispettivamente Joseph Joestar e Caesar Antonio Zeppeli, si trovarono a dover fronteggiare la razza dei Cavalieri delle Tenebre, armati solo di un imperfetto e grezzo uso della Tecnica. Paradossalmente fu proprio Elisabeth, nota come Lisa Lisa, a perfezionare la loro Tecnica; con la loro nuova potenza distrussero tre dei Cavalieri, mentre i resti del quarto furono conservati dalla Fondazione Speedwagon.

Joseph Joestar, esperto ma ribelle, non apportò modifiche particolari alla Tecnica; la sua forza risiedeva in un’astuzia fuori dal comune e in una velocissima capacità decisionale, unite a una perfetta conoscenza della prestidigitazione.

Di tutt’altro stampo era Caesar Antonio Zeppeli: sviluppò la Tecnica Estrema, basata sulle proprietà dell’energia concentrica di alterare la coesione dei fluidi. Caesar trovò la morte combattendo il Cavaliere delle Tenebre Wamoo, che riuscì a batterlo solo per un caso fortuito.

Lisa Lisa, dopo la fine di quest’impresa ritornò in Tibet, dove il Gran Maestro di allora le consentì di copiare una parte del Codice, in caso di futuri attacchi da parte della stirpe vampirica. Il diario di Lisa Lisa, contenente informazioni sulle più distruttive discipline della Tecnica Concentrica, fu poi donato alla Fondazione Speedwagon.

Nel frattempo, nel 1960, un giovanetto tedesco di nobile famiglia bussò alla porta dell’ultimo monastero che ancora aveva tra i suoi membri un Maestro disposto ad accettare discepoli. Disse di chiamarsi Lothar Von Drachenfels, e di voler a tutti i costi apprendere la Tecnica Concentrica. Bastarono pochi mesi perché quel giovane stranamente dotato superasse ogni Maestro del passato, del presente e dell’avvenire. In soli 5 anni fu nominato Gran Maestro, anche se degli immensi feudi del monastero ormai era rimasto solo il ricordo. Ma Lothar era insoddisfatto della Tecnica; essa portava con se da secoli due fondamentale debolezze. A lungo andare persino i muscoli polmonari più allenati si stancano, e un danno anche lieve ad essi può pregiudicare il corso di un’intera vita. Il Gran Maestro non dimenticò la morte di Jonathan Joestar, ucciso proprio da un colpo alla gola che lo aveva reso incapace di curarsi. Ebbe allora una trovata geniale; attivare i centri respiratori cerebrali con lo stesso ritmo, ma senza bisogno della respirazione fisica. Fu una svolta totale. La potenza sviluppata in questo modo era decine di volte superiore, e la fatica era totalmente assente. Lothar decise di addestrare quattro giovani alla sua Tecnica nuova, ribattezzata Tecnica Mentale. Un giapponese, un italiano, un russo e una inglese; ognuno di loro fu legato a un elemento. Pochi mesi di addestramento, e persino i Maestri più anziani ebbero paura di essi. Li chiamavano Burning Kings, in rapporto all’energia che come fiamma bruciava in loro.

E fu allora che Lothar commise un grave errore: convocò in seduta tutti i Maestri rimasti. Asserì che ormai loro erano diventati tanto potenti da essere considerati superiori agli uomini, e che avrebbero dovuto richiedere il dominio che gli spettava di diritto. Si scatenò una lotta tra i Maestri e i Burning Kings; chiaramente fu una lotta impari. Ma l’ultimo Maestro, prima di morire, riuscì a penetrare nella stanza di Lothar, e qui diede fuoco al Codice, distruggendolo per sempre. Il quarto Burning King, nauseato dalla carneficina, abbandonò Lothar; questi a sua volta era costretto a fermarsi, poiché aveva bisogno dei dati del Codice per il suo piano. Ma poi si ricordò del diario di Lisa Lisa, e si recò a Washington, per riaverlo nelle sue mani…

Capitolo 10 | Indice