Prima parte: di carne e sangue
- Capitolo 9 -
Washington D.C., 330 ore alla rigenerazione

Lothar controllò per l’ennesima volta il cronografo d’argento. Mancava ancora molto, troppo. Si immerse nei suoi pensieri, finché Daphne non venne a riscuoterlo.

“Stukov è appena ritornato, signore.”

“Eccellente. Portalo qui, deve farmi un rapporto completo. Avete trovato ciò che cerchiamo?”

Daphne abbassò la testa: “No, signore. Stiamo cercando da giorni, ma questo livello è grande come una città.”

Con incedere lento, Stukov entrò nella stanza. Ad un cenno di Lothar, Daphne uscì, lasciando soli i due guerrieri. Lothar gli si avvicinò, terrorizzandolo nel profondo del cuore. Era enorme: avrebbe potuto spazzarlo via anche senza la sua invincibile tecnica. Nei suoi occhi c’era uno strano lampo. Il lampo che hanno le pupille dei geni… o dei folli.

Il guerriero viola lo osservò per pochi secondi, poi sferrò un destro al volto di Lothar. Veloce come un lampo il Gran Maestro lo afferrò al collo, alzandolo da terra come un fuscello. Con aria totalmente distaccata alzò il braccio e gli sferrò un pugno al petto.

Fu come se gli avessero lanciato addosso un TIR. Joshua volò contro il muro di fronte: l’uniforme si era strappata come carta velina.

“Tu credevi di trarmi in inganno? Non sai che ogni guerriero ha un battito diverso dagli altri? E’ come se mi avessi spedito le tue impronte digitali.”

Immediatamente entrò nella sala Voldo; la lucentezza della sua uniforme blu infastidiva gli occhi.

“Portalo via; paralizzalo, legalo mani e piedi, e non tornare prima di aver eseguito. Chiaro?”

Yoshiwara e Elena camminavano per il corridoio. Erano scampati per miracolo alla caduta che aveva fatto Joshua. Arrivati in fondo avevano trovato un morto arrostito e nessuna traccia del loro compagno. Yoshiwara si era inchinato e aveva riconosciuto i resti.

“Questo è Nikolaj Stukov. Era uno dei miei compagni, il Burning King delle fiamme. Qui si mette malissimo; nulla è come l’avevo previsto.”

Mentre avanzavano fu Elena a prendere la parola

“Che cosa possiamo fare? Che cosa vogliono questi guerrieri?”

Non aveva finito di dire quelle parole che da un angolo spuntò Daphne Garkell, nella sua impeccabile uniforme bianca.

“Dovete morire, per la nostra somma felicità!”

Yoshiwara si irrigidì.

“Salve , ex compagno. Ti sei dato ai corsi di recupero?”

“Daphne, io non faccio più parte del vostro gruppo. Lo sai che ti si cominciano a vedere le rughe?”

Elena rimase attonita. Il suo maestro conosceva quei folli alla perfezione. Sapeva che aveva studiato con loro, ma tale confidenza era anomala.

“Resterei volentieri a conversare, ma ora devo fermare quel pazzo del tuo capo. Ci si vede!”

Yoshiwara spiccò un salto in avanti e cominciò a correre per il corridoio. Daphne mosse una mano, poi ci ripensò.

“Bah, se porta tanto poco rispetto al suo maestro non immagino cosa possa fare con voi…”

Ad un tratto Daphne alzò la mano, e una gigantesca scarica elettrica ne scaturì. Elena cercò di pararsi con un fascio di onde, ma era troppo poco: l’onda d’urto la scaraventò una decina di metri più indietro.

“Vorrà dire che ci divertiremo noi due, che dici?”

Yoshiwara si dirigeva all’eliporto, correndo alla massima velocità possibile. Se lo avessero raggiunto sarebbe stata la fine. Come aveva potuto credere che fosse Santana il vero pericolo?

Si era dimenticato del diario! Sperava solo che non fosse troppo tardi.

Arrvio proprio mentre un RAH-66 stava riscaldando i motori. Voldo procedeva per ultimo, sorreggendo Santana non totalmente rigenerato e Joshua, mentre Lothar era in testa alla fila, trasportando una valigetta di cuoio.

“Plasma Overdrive!”

Un globo di plasma rovente si abbattè contro Voldo, che per il dolore e la sorpresa lasciò andare il suo prezioso carico. Lothar si limitò a girare il pollice verso il basso, poi afferrò la catena che bloccava Jojo e lo scaraventò senza complimenti nella cabina.

Voldo, nonostante la massiccia ustione al braccio, si mise in posizione da combattimento. Yoshiwara si strappò la sciarpa dal collo, e saltando verso il suo nemico gliela avvolse al collo.

“Hai paura che prenda freddo, per caso?”

Voldo attivò il suo schermo personale, e l’intero luogo vibrò sotto il battito delle sue onde. Bastò un calcio perché il pavimento si spaccasse in due parti. Yoshiwara fu costretto a una spaccata, poi saltò verso l’alto e lanciò un altro Overdrive. Voldo non mosse neanche la mano per bloccarlo. Il plasma blu si dissolse quando arrivò a tre metri da lui.

“Non ti ricordi le mie abilità? Il mio Harmony Stone Shield può fermare qualunque colpo senza bisogno di difesa attiva. Ora prendi questo!”

Voldo afferrò la terra, strappando un buon metro quadro di cemento, lanciandolo a Yoshiwara. Lui provò a saltarlo, e in quell’istante una montagna umana gli arrivò addosso. Crollarono entrambi in terra. Voldo era pronto a sferrare il colpo di grazia, quando si accorse che nello sguardo di Yoshiwara non c’era timore, ma solo soddisfazione. E ad un tratto capì: la sciarpa che gli aveva messo era carica di onde che avevano interrotto il suo scudo. Mezzo secondo più tardi Yoshiwara gli bloccò le braccia, staccandogli di netto la testa con un calcio. Un attimo dopo il Comanche decollava, portando via con se l’unico motivo che aveva spinto Lothar a venire fino a là.

Riscuotendosi, Yoshiwara si ricordò di Santana; ma proprio in quel momento si udì un tramestio, e una ventina di soldati, con le corazze da combattimento della Fondazione e armati di proiettori di ultravioletti e lanciafiamme, fecero il loro ingresso. In testa a loro c’era Jotaro, anche lui corazzato, ma senza casco. Con loro c’era Elena, piena di ferite. Mentre i suoi uomini si occupavano di estinguere definitivamente la razza dei Cavalieri delle Tenebre, Jotaro pretese un aggiornamento della situazione.

“C’è un problema che non era stato considerato, signore. Suo nonno le ha mai parlato di un libro, un codice o qualcosa del genere?”

“No, mai. In effetti però una volta mi disse qualcosa, riguardo il tesoro della Fondazione e cose simili… Allora non capii cosa intendesse dire.”

Appena finì di dire le ultime sillabe un pingue colonnello della Fondazione si fece avanti. Era scolorito per la paura.

“Lei parla del diario di Lisa Li… ehm, di Miss Elisabeth Joestar, vero?”

Jotaro si girò. Era viola.

“Come mai non ho mai saputo dell’esistenza di un simile documento?”

“Perché voi del Reparto Civile non potete avere accesso ad alcune informazioni; sono strettamente riservate.”

Lo scrocchiante rumore che seguì si limitò a dimostrare che l’Amministratore Delegato Mr. Jotaro Kujo, imparentato in primo grado con la famiglia Joestar, non aveva gradito la risposta.

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