Prima parte: di carne e sangue
- Capitolo 8 -
Washington D.C., 338 ore alla rigenerazione

Stukov era molto meravigliato. Un novellino che era riuscito a resistere ai suoi colpi per così tanto tempo era un pericolo da eliminare subito.

“Abbiamo scherzato. Questo è il vero colpo di grazia!” La mano del Burning King si illuminò di viola, diffondendo il suo malefico calore tutto intorno. Il pugno partì come un maglio; ad un tratto il Burning King sentì una fitta bruciante in mezzo allo sterno. Rotolò lontano prima ancora di capire cosa fosse successo. Quando si rialzò vide Joshua in piedi, sanguinante ma tutto sommato ancora in grado di lottare.

“Sorpreso? Lo erano anche i passanti che abbindolavo con questa recita; mi ha permesso di guadagnarmi da vivere per molti anni!”

Stukov lo fissò, con gli occhi ricolmi di furore, poi sputò per terra. Joshua vide con terrore il pavimento accendersi. Prima di morire arrostito come un tacchino adocchiò l’unica soluzione: una trave d’acciaio che percorreva la sala per tutta la sua lunghezza più o meno 2 metri più su, festonata qua e là da spezzoni di catene e ganci. Spiccò un salto cercando di raggiungerla, riuscendoci per un pelo. Stukov intuì cosa voleva fare; saltò su senza fatica e gli andò addosso. Lo colpì con un calcio, poi con una testata. Joshua cadde disteso sulla trave, mentre Stukov caricava altra energia nelle sue mani e l’intero luogo risuonava del battito delle sue onde. Joshua si sentì sollevare come una piuma.

“Adesso ti accendo come una candela, e poi ti mando a friggerti la sotto, come la vedi?”

Il braccio di Joshua si mosse veloce come un fulmine, e prima di rendersene conto Stukov si trovò avvolto da un’altra catena. Usando il suo sterno come piattaforma di lancio, Joshua piroettò sopra la sua testa, riatterrando sulla trave.

“Una catena? Guarda come la brucio e ritorno da te!” Il semplice tocco di un dito bastò ad accenderla. Prima che fosse interamente bruciata però Stukov si accorse di aver commesso un errore mortale. La sua espressione sgomenta fece intendere a Joshua che sapeva quale errore: il novellino gli aveva infisso il gancio terminale nel collo, e la diffusione fluida delle sue stesse fiamme aveva fatto si che Stukov si desse fuoco da solo. Urlando per la rabbia il Burning King fu avvolto in un attimo da un oceano di fuoco. Pur mentre la sua carne si disgregava, riuscì a gettarsi contro Joshua, cercando di dar fuoco anche a lui. Joshua era preparato. Un Overdrive colpì in pieno petto Stukov, buttandolo giù, nelle fiamme del terreno che ancora non si erano spente.

Joshua si sedette, cercando di ricapitolare tutta la situazione; era stato aggredito da un potentissimo tizio che incendiava gli oggetti al tocco. Diceva di essere un Burning King, e che era discepolo di Lothar. Quel poco che Yoshiwara gli aveva spiegato della Tecnica Mentale lo preoccupava oltre misura. Riosservò il pavimento: le fiamme si erano spente. Vide che l’uniforme del morto era ancora quasi intatta, e gli venne un’idea…

Capitolo 7 | Indice | Capitolo 9