Prima parte: di carne e sangue
- Capitolo 6 -
Washington D.C., 340 ore alla rigenerazione

“Maestro, voi non mi avete spiegato ancora contro cosa andiamo a combattere.”

“In effetti - disse Joshua rincarando la dose – non ho ancora capito perché vi siete preoccupato tanto quando avete visto il volto di chi dovremo combattere.” Si trovavano nell’ascensore per il Livello 12, messo in moto da un provvidenziale generatore. Avevano subito 15 giorni di addestramento supplementare, a detta di Yoshiwara addirittura troppo pochi. Avevano ogni ragione di chiedere lumi.

“Bene, è ora che vi dia una spiegazione. Secondo voi dove ho imparato a usare la tecnica concentrica, perché sono così potente, e soprattutto perché paio non stancarmi mai? Ve lo dirò: io ho studiato la tecnica quando ero giovane, nell’ultimo posto dove l’hanno insegnata in Tibet, a Dol Arador…”

Tutti trasalirono.

“Il monastero distrutto da un incendio?”

“Proprio quello. L’uomo che avete visto nell’immagine era il mio maestro. E’ sicuramente il più forte maestro concentrico mai vissuto, di una potenza neanche lontanamente paragonabile alla vostra, o alla mia. Si chiama Lothar Von Drachenfels.” Mentre l’ascensore scendeva calò un imbarazzato silenzio.

“Da come lo dite, sembra che il signor Jotaro ci abbia mandato al macello, vero?” Yoshiwara non rispose.

“Ascensore in movimento, maestro.” Lothar, che come al solito stava osservando la cella di Santana, trasalì. “Che numero?”

“Pozzo 20. Pare che sia azionato da un generatore.”

“Ahhhh. Pare che Jotaro si sia deciso a mandare qualcuno contro di noi. Allora è ora di farli divertire. Stukov!”

Il giovane con l’uniforme viola si fece avanti. “Pensi di poterli sistemare?”

“Non so tutti insieme, ma presi uno ad uno certamente.”

“Fa come credi, l’importante è che non abbiano accesso a questa zona.” Il già citato Stukov fece un inchino, poi uscì dalla sala controllo.

D’improvviso l’ascensore fu avvolto da un lampo viola. Joshua fece appena in tempo a capire cos’era, che il pavimento sotto di lui si aprì in due, facendolo precipitare per 115 metri.

“Cazzooooooooooooo…”

Dovendosi fermare a tutti i costi fece una spaccata laterale, artigliando le pareti del pozzo con gli stivali. Purtroppo era tutto ricoperto di grasso. Purtroppo?

“Onde concentriche!”

Nonostante l’aiuto del grasso l’impatto fu piuttosto duro. Riavutosi, Joshua forzò la porta in fondo e guardò fuori. Si trovava nell’impianto di scarico del livello. Di fronte a lui, impalcature di metallo, cavi grossi come braccia, e una misteriosa pozza d’acqua. Cercò di camminare sulla pozza, unico sistema per arrivare all’uscita, ma appena vi posò lo stivale si alzò nell’aria un odore di bruciato. Acido. La pozza era satura di acido. Poi vide un lampo viola, lo stesso dell’ascensore, e guardò la porta. La macchia viola fece un balzo, andandosi a posare sull’acqua.

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