- Capitolo 16 -

Con Jotaro ferito in quel modo Al aveva da preoccuparsi seriamente. Davanti a lui c’era Tornasole, con il suo micidiale Stand: sarebbe bastata una singola scalfittura per renderlo un uomo morto. Non aveva vie di fuga. Tornasole fece partire una ventina di coltelli, e Al attivò Manowar, pensando già al peggio: ma improvvisamente arrivò la salvezza... sotto forma di un barista con uno shaker in mano e una maschera antigas. Daniel! Lo shaker si aprì, lasciando uscire un getto di azoto liquido a pressione.Sir Daniel nel frattempo sparò alle gambe di Tornasole, impedendogli di scappare.

Un secondo dopo il medico era diventato un cubetto di ghiaccio. "Fredda i bollenti spiriti, medicastro!" Dopodichè il baffuto inglese versò una tazza di cappuccino a Jotaro, e fece ai due una sorta di minibriefing: "Abbiamo incendiato le fondamenta dell’edificio. Ruben è al 45esimo piano, quindi non credo che salterà giù. Avete 20 minuti per farlo secco, dopodichè manderò uno dei miei ragazzi a prendervi. Buona fortuna!"

"20 minuti? Pensa te..." sbuffò come al solito Jotaro, ormai completamente guarito.

Dovettero salire a piedi, poichè il fuoco aveva staccato i circuiti degli ascensori, e quando arrivarono al 45esimo piano ebbero una visione stupefacente. Davanti ai loro occhi c’era una sala immensa, con un soffitto alto almeno 10 metri; un organo di proporzioni ciclopiche occupava un’intera parete. Gli altri tre lati del salone erano vetrate a specchio, che davano sull’esterno. Seduto all’organo, a suonare una "toccata e fuga"in Re minore di Bach, c’era Lagrange. Si era tolto la giacca e indossava una vestaglia di seta nera ricamata in oro, con 3 piccole punte di freccia in oro a sinistra del petto. Si alzò, sfilandosi la vestaglia e rimettendosi la giacca. " Immagino che siate qui per me..." disse, mentre indossava anche un cappotto, anch’esso con 3 punte di freccia sul bavero sinistro."Lasciatevi dire che avete sbagliato momento, ma vi perdono. Christopher, te li lascio..." disse, mentre usciva dalla sala. Jotaro si precipitò a cercare di fermarlo, ma si accorse che c’era qualcun’altro nel salone. Una figura, che indossava abiti ottocenteschi e aveva un pennello in mano. Senza parlare, l’essere disegnò un tetraedro nell’aria, che si illuminò di rosso acceso. Jotaro si precipitò verso l’uscita, ma un muro di fuoco la sbarrò. "Un altro maledetto seguace di Ruben!"

"Piacere. Sono Christopher Hollywood, e questo è il mio Glyphbreaker!"

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