- Capitolo 13 -

"Sono preoccupato... Quel Jotaro... la determinazione nei suoi occhi... Non deve uscire vivo da qui.

Jeanne, pensaci tu"

"Si, mio signore..."

Jotaro cercò di riflettere. DOVEVA trovare il modo di andarsene di là, ma allo stesso tempo trovava le affermazioni di Lagrange giuste. E lui che pensava di avere a che fare con un altro pazzo! All’improvviso udì un rumore di tacchi: una donna bellissima, vestita con un abito di seta nera e con lunghi capelli rossi, entrò nella stanza.

"Mi manda il signor Lagrange, per allietarvi... e concludere la vostra vita."

"Che diavolo...?" La stanza sparì, e improvvisamente Jotaro e Al si ritrovarono su una scacchiera, che pareva fatta di marmo, con le caselle bianche e verdi. Oltre la scacchiera solo il buio.

Si accorsero di non essere più legati, ma seduti su sedie di cuoio girevoli. Cercarono di alzarsi, ma non ci riuscirono. Dall’altro lato della scacchiera c’era la donna di prima, e accanto a lei c’era il suo Stand: un uomo, vestito con un completo elegante e una cravatta a strisce, con il volto coperto, che sedeva su una sedia di cuoio uguale alle loro.

"Io sono Jeanne D’Arby, sorellastra dei D’Arby. Questo mondo fittizio funziona in modo analogo a quello di Terence: voi giocate la vostra anima...a scacchi. Chi vince avrà la libertà per se ed il compagno; chi perde mi omaggerà della sua anima. Chi patta deve rigiocare immediatamente. Cominciamo?" Nel dire ciò faceva luccicare l’anellino che portava a un dito del piede destro, e osservava i vari gioielli che indossava.

"Solo una domanda, prima di iniziare" disse Jotaro "Le anime le tieni nei gioielli, vero?"Lei gli sorrise di rimando.

La scacchiera si popolò di pezzi a grandezza naturale: quelli di Jotaro avevano la faccia di Star Platinum, quelli di Jeanne avevano il volto coperto.

"Pensa alla mossa per muovere i pezzi. Hai 2 ore per 40 mosse. Inizia tu" aggiunse lei. Il pedone in D2 si mosse fino in D4; Jeanne rispose mettendo il cavallo in F6. Adottarono un’apertura chiusa, un Indiana di Nimzowitsch; poi all’ottava mossa Jeanne mangiò un pedone al bianco. Jotaro sentì una tremenda fitta di dolore."Ah, dimenticavo: ogni pezzo perso si fa sentire, sotto forma di dolore fisico; più forte il pezzo, più alto il dolore. Attento quindi..." disse lei.

Jotaro giocava meglio che poteva, ma Jeanne era una vera esperta. Infine, alla 56esima mossa Jotaro si trovò in trappola, e abbandonò. Lo Stand seduto allungò le braccia, estrasse l’anima da Jotaro e la modellò a forma di anello; Jeanne lo prese e lo mise al mignolo della sinistra. "Che disastro di anima; piccola come la sua logica!" disse lei, mostrando i suoi bianchissimi denti in una cinica risata.

"Al, vuoi provare? O vuoi restare qui un’altro pò? Magari possiamo divertirci insieme..."

"Giochiamo, mia cara...." disse Al scrocchiandosi le dita...

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