- Capitolo 3 -

Mentre Al si dirigeva verso l’aeroporto, con Jotaro seduto accanto a lui, ripensò alla burrascosa fine della riunione, e se ne chiese il perchè.

"Come mai tanta apprensione, Sig Kujo?"

"Chiamami Jotaro e dammi del tu."disse quello in tono cupo "Al, tu non sai di Dio Brando, e delle sue...ehm...caratteristiche?"

"So poco e niente. So che era un vampiro, e che è morto all’alba di un giorno del 1988. E con questo?"

"Il sangue di un vampiro è una delle sostanze chimiche più pericolose che esistano in natura. E purtroppo è anche molto instabile; può creare zombi come può guarire all’istante ferite incurabili. Temo che quel folle di Ruben abbia intenzione di continuare i suoi esperimenti su cavie umane..."

"..creando un’armata di Stand al suo comando."concluse Al, scalando di marcia per curvare.

"Pensa te... Che poteri ha il tuo Stand, Al?

"Lo vedrai in battaglia... Un killer si mostra solo in azione, e mai per troppo tempo..."

Era la regola di vita per Al Simmons. Fin da giovane lui aveva servito nell’esercito russo, poi si era arruolato in una compagnia di mercenari, come cecchino e commando. Poi, un giorno del 1995 fu catturato da guerriglieri nemici, e condannato alla fucilazione. Ma mentre gli sparavano avvenne il miracolo... Improvvisamente Al si ritrovò coperto da una tuta da motociclista, che però sembrava composta di metallo liquido, e i proiettili diretti a lui vi sprofondarono dentro, invece di colpirlo. Lui non capiva, e capì ancora meno quando i suoi aguzzini fuggirono gridando"E’ scomparso, è scomparso!!". Ma da lì in poi spariva anche la sua memoria. Dopo quel grido ricordava solo di essere entrato nell’organizzazione "Passione", e di essere diventato il suo più esperto killer. Per questo Don Giorno, il nuovo Boss, gli aveva affidato questa fondamentale missione...

"Ci siamo, Al"

Simmons piantò il piede sul freno, bruciando gomma per 20 metri abbondanti, e facendo sobbalzare di stupore tutti i passeggeri in attesa davanti all’ingresso dell’aeroporto. Finalmente, in un nuvolone di fumo, la Lamborghini si fermò. Al gettò le chiavi a un attonito commesso del parcheggio, e insieme con Jotaro si diresse al Check-in.

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