- Capitolo 1 -

La prospettiva di fare il turno di notte aveva messo di pessimo umore il giovane Ken Zimmermann, sebbene non ne avesse motivo. Dopotutto era il ricercatore più giovane dell’intera Fondazione Speedwagon, era ricco, si era fidanzato pochi mesi prima e aveva l’onore di lavorare con quella leggenda vivente della genetica che rispondeva al nome di Ruben Lagrange. Così, mentre varcava l’ampio portone di cristallo del laboratorio, si costrinse a rilassarsi. "E’ l’ultimo turno, poi sarà finita... Domani mattina annunceremo la chiusura del Progetto Genoma II, e raccoglieremo gli onori. Solo 8 ore, solo 8..". Immerso in questi pensieri non fece caso allo stato del laboratorio, quando vi entrò. Fatti pochi passi vide però che qualcosa non andava: pareva che nella sala fosse passata l’orda di Attila in preda all’ubriachezza. Tavoli, sedie e vetrine erano ammucchiati in un angolo, alcuni solo rotti, altri sfracellati. Sembrava una grottesca scultura moderna. E nell’aria si percepiva uno strano odore... Mentre il povero Ken cercava di quantificare i danni, vedendo già andare in fumo mesi di lavoro, si ritrovò a sguazzare in uno strano liquido vischioso. Per un attimo la sua mente si rifiutò semplicemente di accettare ciò che gli occhi trasmettevano, ma poi si adattò. Si trovava in una pozza di sangue; una pozza enorme, come una grande macchia di Rorschack. All’improvviso capì cosa fosse quell’odore; era tanfo di morte. Il terrore lo invase, e quando le luci saltarono il suo primo impulso fu di correre, correre il più lontano possibile da quel mattatoio. Ma le gambe non gli obbedivano. Era come se lo avessero scaraventato nel cemento fino alla vita. Purtuttavia riuscì a fare tre passi, prima che qualcuno saltasse davanti a lui, con tale impeto da affondare con le scarpe nel pavimento piastrellato. Ken si trovò per terra, e alla fioca luce di emergenza potè vedere Ruben Lagrange, il suo capo, il vanto della Fondazione, il premio Nobel per la biologia cellulare, in piedi davanti a lui. Aveva le mani che grondavano sangue, e i suoi occhi grigio acciaio sembravano assenti, mentre squadrava il suo assistente. Ken si alzò e cercò di scappare, ma Ruben lo afferrò e lo sollevò con brutale ferocia, affondandogli le unghie nelle spalle; i suoi occhi divennero all’improvviso rossi e scintillanti come rubini. "Ken, guardami! GUARDAMI! Io sono la perfezione, io sono l’evoluzione definitiva! Questo è il Genoma II, e ora è nel mio corpo! Se tu lo potessi sentire, se tu potessi...". E Ken urlò. Urlò, come gli ordinava l’ultimo brandello lucido della sua mente disfatta , urlò, mentre Ruben affondava le dita nel suo torace, urlò, mentre squadrava quegli occhi di gelida, sanguigna bellezza, e urlò, e urlò, finchè non ebbe più voce...

Indice | Capitolo 2