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Capitolo 2 -
Un nuovo compagno?
"Potrei
anche accettare
ma tu devi farmi vedere il tuo stand ed illustrarmene i
poteri, magari in un piccolo scontro di prova".
"Va bene, va bene
lasciami finire il cannone e ti darò un assaggio
di quello che posso fare".
Entrambi aspiriamo profondamente dalle rispettive sigarette e presto all'altezza
delle nostre teste si forma una cappa di fumo difficilmente tagliabile, a meno
che non si sia provvisti di machete.
"Molto bene. La Camel l'hai finita
adesso che ne diresti di mostrarmi
il tuo alter ego psichico ?".
"Nessun problema".
Ci poniamo uno di fronte all'altro, tra di noi non più di un metro di
distanza. Io ho già estratto Why Worry da un bel pezzo, e aspetto che
lui faccia altrettanto
E non fa niente, si limita ad osservarmi con aria da montato, e soprattutto
con quegli occhialini che mi irritano alla grande. Ma a che diavolo gli servono
?
Mi accingo ad attaccare con una semplice scarica di pugni, ma prima che riesca
a muovere un passo in avanti lui si cala gli occhiali e dalle lenti parte un
raggio che mi colpisce dritto in faccia.
Argh, mi ha accecato, non ci vedo più
Che diavolo era ?
Oh, finalmente ci vedo di nuovo
ma che mi è successo ?
Se fino a dieci secondi fa volevo prenderlo a pugni, ora tutto ciò che
desidero è di trascinarlo fuori da questo buco ed offrirgli da bere come
se fossimo due vecchi amici che non si vedono da tempo. Ho perso qualsiasi desiderio
di lotta !
"Piaciuto il mio Rust In Peace ?" mi dice con voce strafottente.
"Rust In Peace ? Interessante
e così questo è il tuo
stand
".
"Sì, esatto. E' uno stand tangibile che, data la sua forma, non
ha ovviamente nessun tipo di forza combattiva
ma a picchiare gli avversari
ci penso io" e qui si indica i portentosi bicipiti, come i più pompati
culturisti amano fare in quei loro raduni per gente piena di steroidi ed integratori
energetici.
"Ora però mi devi spiegare perché vuoi Schneider morto".
Non transigo su questo punto, se vuole che mi fidi di lui deve essere limpido
e trasparente.
Sbuffa, prende un respirone, mi fissa per qualche istante negli occhi e comincia
: "Hai vinto. E' stato qualche anno fa. Stavo andando ad allenarmi nella
mia palestra a Londra, dove sono l'idolo del posto
nel palmares del fitness-club
ci sono due o tre coppe che ho vinto in gare regionali
quando davanti all'ingresso
mi trovo questo ragazzo, giovane, capelli lunghi e neri, sguardo freddo e sicuro
di sé fino allo spasimo. Senza salamelecchi mi invita ad affrontarlo
in un piccolo duello, attratto dalla mia fama locale, ed io, tutto preso nella
mia baldanza di bullo di periferia, accetto senza timori. Entriamo dentro e
umiliazione
delle umiliazioni, gli bastano tre minuti per buttarmi al tappeto benchè
sia grosso meno della metà di me. Mai mi era capitato di essere messo
KO, men che meno da un tappo come quello. Prima di andarsene ha però
commesso l'errore di dirmi il suo nome, Gerd Schneider appunto. Da quel momento
non ho mai smesso di cercarlo per fargliela pagare e fargli sputare una dichiarazione
di inferiorità, insieme ai denti ovviamente. E finalmente l'ho trovato".
Mah
non è che mi convinca più di tanto
l'ha detto come
se fosse una storia ormai chiusa, era immotivato e vacuo
ma se mi vuol
dare una mano nel mio lavoretto ben venga, non mi tiro certo indietro. "E
come hai acquisito il tuo stand ? Ce l'hai dalla nascita ?".
"No. E' successo la mattina dopo che ho perso. Quando mi sono svegliato
dopo una notte piena di incubi
vedevo tutti i miei amici della palestra
che mi deridevano per la pessima figura appena fatta
mi sono ritrovato
questo paio di occhiali sul comodino. Mi piacevano e gli ho indossati, poi ho
casualmente scoperto come funzionano e, dopo essermi reso conto che nessuno
vedeva ciò che succedeva quando azionavo lo stand, ho deciso di non separarmene
mai".
"Capisco" rispondo vagamente
occhi aperti.
Poi, improvvisamente, mi ricordo della Wolkswagen nera che mi ha seguito fino
in albergo : "Ehi, ma tu sei venuto qui in macchina ?".
Mettendosi a ridere rispondere : "No, ho tirato fuori i miei calzari alati
certo
che sono venuto in macchina".
Non raccogliendo la battuta proseguo : "Wolkswagen nera ?".
"No, Peugeot rossa, perché ?".
"Niente, niente
", è inutile allarmarlo per quella che
potrebbe essere solo una mia impressione sbagliata. Però
mah.
"Ehi, io ho sete, che ne diresti se andiamo giù al bar a bere qualcosa
?".
Perché no ? Anch'io ho voglia di un drink
e tanto paga tutto Mihazaki.
"Va bene, ci sto. Prima tu".
"Che gentile" mi apostrofa con ironia.
Sarà una difficile convivenza, la nostra
"Ah, a proposito, io sono Mark, Mark Thorpe".
"Io mi chiamo Michael Baxter".