- Capitolo 1 -
Sbarco in terra straniera

Eccomi arrivato a Dusseldorf.
Il Boeing 737 della Lufthansa atterra sbuffando sulla pista n. 6. Ormai sono più che abituato a questi noiosissimi viaggi in aereo, il mio lavoro mi porta spesso nei quattro angoli del globo e raramente l'incarico differisce da quello della volta precedente.
Anche adesso ho il solito compito : trovare qualcuno ed eliminarlo. So che rischio di sembrare ripetitivo, ma che colpa ne ho se è la cosa che mi riesce meglio ?
Sono stato contattato qualche giorno fa da un certo Mihazaki, responsabile della Yakuza in America. Durante un incontro che abbiamo avuto in un cafè a Manhattan mi è stato spiegato come la mafia giapponese abbia ora forti interessi in Europa, specialmente in Germania, e di come si sia infiltrata con relativa facilità nel tessuto politico tedesco, piazzando uomini a lei fedeli nei punti chiavi.
Tuttavia, e qui viene la nota stonata, la sua opera di espansione è stata ostacolata con tenacia da una piccola società criminale, il cui capo ha testardamente rifiutato gli approcci dei samurai e i loro tentativi di convincerlo a farsi da parte pacificamente. Non avendo nessuna intenzione di scatenare una guerra e richiamare su di sé attenzione non richiesta, l'organizzazione ha pensato bene di rivolgersi a me, uno dei killer meglio conosciuti sulla piazza, per sistemare il contrattempo in modo veloce e pulito.
Ma tutto sembra troppo facile.
Inoltre si vocifera che il mio bersaglio sia un portatore di stand, e questo non fa che complicare le cose…
Mihazaki mi ha dato una decina di migliaia di marchi per le spese, ha prenotato a mio nome una camera nell'albergo più chic di Dusseldorf e mi ha concesso tre giorni per portare a termine il lavoro, altrimenti mi posso scordare la paga.
Dopo aver sistemato le faccende burocratiche per lo sbarco dei bagagli decido di fermarmi al bar dell'aereoporto, il cibo servito sull'aereo faceva a dir poco pena ed una trasvolata intercontinentale così lunga mi ha messo decisamente appetito. Ordino un panino imbottito con prosciutto e mi accingo a sedermi per mangiarlo, quando con la coda dell'occhio noto un tizio sulla trentina, a circa due metri di distanza da me, con un paio di occhiali da sole in testa e gli auricolari alle orecchie che mi osserva curioso…ci avevo già fatto caso prima, ma non pensavo che mi stesse pedinando.
Cercando di far finta di nulla gli dico : "Ehi amico, se hai bisogno di qualcosa non hai che da chiederlo".
Per tutta risposta mi dice solo di fare attenzione e se ne va. Dovrei inseguirlo ? No, adesso non ne ho proprio voglia…d'altronde, se veramente è qui per me si rifarà vivo.
E' strano però, il tempo si sta mettendo decisamente male, il cielo è coperto da nuvoloni carichi di pioggia che non promettono nulla di buono e quello se ne va in giro con gli occhiali da sole…
Certo che il mondo è pieno di gente bizzarra.
Consumato il lauto pasto chiamo un taxi e mi dirigo verso l'hotel, che si trova in pieno centro città, sulla Mozartstrasse, e fortuna vuole che non debba faticare più di tanto per poter poi fare il mio dovere…nel senso che il mio obiettivo ha il suo quartier generale dall'altra parte della strada.
Tuttavia c'è qualcosa che non va : sia io che l'autista ci accorgiamo di una Wolkswagen nera, che ha avuto la pessima idea di seguirci. Senza scompormi più di tanto esorto il taxista a non farci caso e a tirare dritto per la sua strada.
Arriviamo in poco tempo, l'albergo non è il Waldorf Astoria ma non è nemmeno la topaia che mi immaginavo di trovare : arredato in stile Impero, sembra che al suo interno il tempo abbia avuto una brusca frenata. Peccato che il 1800 non mi sia mai piaciuto come costumi e modo di vivere…mi ci dovrò adattare per questo breve periodo.
Mi faccio dare le chiavi della mia stanza da una carinissima impiegata…uhm, appena avrò finito col dovere ci farò un pensierino…e prendo l'ascensore per salire al terzo piano, dove si trova la camera 117. Appena arrivo una brutta sorpresa : davanti alla mia porta c'è un uomo, lo stesso dell'aereoporto, appoggiato al muro con le braccia conserte, come se mi stesse aspettando da un po', sempre con gli occhiali neri e sempre con gli auricolari.
"Era ora che arrivassi".
Questo qui non mi piace per niente : "Chi sei, e cosa vuoi da me ?".
"Fatti un bagno di tranquillità…e mangia meno peso che ti puzza l'alito".
Mangia meno peso ? Ma come parla questo troglodita ?
Per qualche istante ho l'impulso di attaccarlo senza ricorrere al mio stand, ma un'attenta analisi dei suoi grossi muscoli, che la maglietta nera fa risaltare in maniera evidente, mi sconsiglia di farlo. Per precauzione attivo Why Worry, ma appena lo faccio un'altra sorpresa mi arriva sulla faccia…lo vedo scuotersi dal suo apparente stato catartico ed esclamare : "Wow, bello stand…e quelle bende sui polsi ? Si è tagliato facendo jogging ?".
Che tipo…non so perché, ma dopo questa sua battuta comincio a vederlo sotto un'altra luce. Già il fatto che sia a sua volta un portatore lo rende diverso dalla gente comune, e poi questa sua aria da sbruffone gli dona, sembra fatta apposta per lui.
Assumendo un atteggiamento meno aggressivo gli faccio cenno di levarsi e, una volta aperta la porta, lo esorto ad entrare. Sempre mantenendo attivo lo stand, giusto per essere sicuro. Si distende sul letto come se fosse a casa sua, poi estrae dalla tasca un pacchetto di Camel e se ne accende una, il tutto senza farsi problemi di sorta.
Come farà a fumare quel conglomerato di sabbia ? Io, o Marlboro o morte.
Seguendo il suo esempio anch'io mi accendo una sigaretta e, sedendomi con grazia sulla cassapanca, gli chiedo : "Allora, posso sapere qualcosa di più o mi obblighi a cacciarti a pedate ?".
"Ok ok, calmino. Dalle informazioni in mio possesso so che tu sei un killer americano, venuto qui in Germania per conto della Yakuza. So anche chi è il tuo obiettivo…Schneider, giusto ?".
Oh beh, non si può dire che abbia dei cattivi informatori : "Sì, ho tre giorni di tempo per farlo fuori. Come fai a sapere tutte queste cose ?".
"Ho le mie fonti. Adesso ti spiegherò perché sono qui : vorrei aiutarti, se me lo permetti".
E' già qualcosa, per qualche istante ho temuto che fosse stato mandato per uccidermi…ovviamente non so quanto possa fidarmi di lui…
"Perché dovresti aiutarmi ?".
"Ho un conto in sospeso con Gerd, un conto che gli farò pagare salato".
Come mi aspettavo la sua motivazione è quanto di più vago una mente umana possa concepire, quindi non ho nessun valido motivo per potergli dare credito. Però sai, avere un paio di mani in più non è neppure una brutta cosa, quindi penso che potrò avvalermi del suo aiuto, tenendo però sempre la guardia alta.
Ci rifletto un po', mentre lui continua a fissarmi con uno sguardo vacuo…se non la smette gli spacco la faccia…

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