- Capitolo 14 -
I will have that power

Chaos e Rahsta rimasero attoniti vedendo arrivare dalle profondità della miniera un Ice Stowman conciato in modo pietoso e affranto. “Che cosa è successo?”

“Abbiamo affrontato uno Stand terribilmente potente: Boris è morto…”

“Calmatevi, Stowman. Abbiamo la mazza, possiamo tornare a Washington” disse Chaos esibendo l’arma.

“Va bene, muoviamoci. Addio, Boris Onegin. Addio, amico…” Reggendo la cassa con la mazza, Chaos si incamminò verso la Mercedes che avavano affittato, con gli altri che lo seguivano. Mentre camminava Rahsta ebbe per un attimo un capogiro, e fu sul punto di cadere, ma attribuì la cosa allo stress. Arrivati alla Mercedes Stowman prese il cellulare. “Sig Kujo? Abbiamo l’arma, è andato tutto secondo la tabella di marcia. Purtroppo Boris Onegin è deceduto; gradirei provvedeste al più presto a rimuovere la salma” Dopo pochi altri secondi di conversazione Ice attaccò, poi tutti montarono in macchina e partirono a razzo.

Circa 100 metri più in là, dall’abitacolo di una Rolls Royce Park Ward, il Conte Adhemar VIII, alias il vecchietto gentile che si era fatto soccorrere prima, osservava la situazione con un binocolo.

“Magnifico; tutto è andato secondo il mio originario progetto… Fritz, al mio aereo privato: si va a Washington. Che la grande beffa si concluda…”

“Chaos, sei nervoso?” Dj Chaos, sull’aereo che lo portava a Washington, era apparso insolitamente preoccupato, e in quel momento stava scolando il quarto whisky in 20 minuti. “No, Stowman. Stavo pensando a come sarà la mia vita dopo questa avventura…”

“Il sig Kujo è molto generoso, ti ricompenserà degnamente.”

“Non è quello il problema. Sarà difficile ricondurre una vita normale, sapendo ciò che so.”

“Ne parleremo dopo la conclusione, ok?”

Nel frattempo Rahsta si sentiva strano; sentiva come se i suoi sensi fossero ottenebrati. Provò a toccare il sedile di fronte, e si accorse che le sue membra erano pesanti, come se gli avessero iniettato una dose di curaro. “Mah, sarà la stanchezza…” Abbassò il suo sedile e si mise a dormire.

Stowman però ancora non riusciva a chiarirsi alcuni punti: gli era parso tutto troppo facile, come se qualcuno avesse preparato tutto dall’inizio. Aveva la sgradevolissima sensazione di essere stato usato, ma non riusciva a spiegarsi il perché.

L’ aereo atterrò nella pista privata della fondazione, e un nugolo di guardie arrivò a riceverli. Scortati degnamente, con 10 persone a sorvegliare la cassa con la mazza, i 3 raggiunsero la Torre 1, e presero direttamente l’ascensore per i livelli direttivi. In pochi minuti arrivarono nell’ufficio del presidente, sempre portando con loro l’arma, ma senza scorta. Quando entrarono trovarono la stanza avvolta nell’oscurità più completa; il loro capo era seduto su una poltrona di cuoio e metallo, ma lo schienale era girato verso di loro. “Signor Kujo, abbiamo recuperato la mazza, come ci aveva ordinato. Intendo present…” Ma la frase morì in gola a Ice, che si accorse in breve tempo che qualcosa non andava. La poltrona si girò, mostrando che il suo occupante non era Jotaro Kujo; oltretutto il vecchio che si sedeva sul posto dell’uomo più potente del mondo indossava abiti che parevano risalire ad un'altra epoca, forse al Medioevo; e sulla lunga tunica che indossava era ricamato lo stesso stemma che li aveva perseguitati durante l’intera impresa. Tutti rimasero fermi, mentre il misterioso vecchio si alzava, apriva la cassetta e impugnava la mazza. “Bene, bene. Oh, perdonate la mia terribile scortesia, non mi sono ancora presentato. Sono il Conte Adhemar VIII, ultimo discendente di Ademaro di Puy, nonché erede di quest’arma e vostro nuovo capo!"

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