- Capitolo 13 -
The world is not enough

Stowman e Goenitz rimasero per molti secondi a guardarsi, studiandosi con molta cura. Poi lentamente cominciarono a girare, uno intorno all’altro. A Boris, che li stava osservando, pareva di assistere più a un balletto che a un duello. Tutto a un tratto partirono in velocità, uno contro l’altro, e le lame si incrociarono per la prima volta. La tecnica di entrambi era assolutamente straordinaria, ma mentre Stowman attaccava con gran velocità e fatica, Goenitz pareva bloccare con molta calma, come se già sapesse cosa fare. La rilassatezza di Goenitz faceva infuriare Ice, e il tintinnio delle lame diventava sempre più veloce. Ma con la stessa velocità Stowman si stava stancando; i suoi fendenti divenivano sempre meno precisi e più prevedibili. Ad un tratto Goenitz partì con un affondo spietato; ma in quel momento Boris si mosse in difesa del compagno, spingendolo via. “Boris Onegin. Talentuoso, votato al sacrificio, carattere estroverso e non spietato.”

Goenitz abbassò la spada, e tracciò un profondo solco nella roccia. “Ti sia di monito, Boris, se attraversi questo solco io ti uccido” Dopodiché piantò la spada sottile in terra e si mise in attesa.

Ice, ripreso ormai fiato, si mosse di nuovo all’attacco, e le lame si incrociarono un'altra volta. Goenitz era ancora rilassato, ma pareva concentrarsi di più, e ogni tanto lanciava sguardi a Boris. All’improvviso Boris si gettò contro Goenitz con una stalattite in mano, deciso a farla finita una volta per tutte. Goenitz schivò l’affondo di Ice e lanciò la spada che gli rimaneva contro quella in terra; la lama della spada sottile esplose, sparando una raffica di schegge contro Boris. Per un attimo Onegin parve evitarle tutte, poi si accorse che una scheggia gli si era piantata nel petto, ed emise un piccolo grugnito di dolore. Goenitz, con tutta calma, raccolse l’elsa; i frammenti si ricomposero e in un istante ricrearono la lama. “Una ferita da niente! Tutto qui?”

“Guarda meglio la ferita, idiota!” Uno stupefatto Boris guardò la ferita andare in cancrena sull’istante. Cadde per terra, vinto dal dolore, e non si mosse più. Il sangue colava sulla roccia, mentre Ice e Goenitz si guardavano, gli occhi pieni di furore. “Bastardo!!!!”

“Lui mi ha attaccato, cazzi suoi. Come disse la gatta, che ne dici?”

Pur nella rabbia per la morte di Boris, Ice non smetteva di ragionare febbrilmente; e infine trovò la soluzione dell’arcano. “Tu puoi leggere le menti!”

“Bravo, hai indovinato! E ora, chiediti questo: che puoi fare contro chi ti conosce meglio di te stesso, che vede il futuro e sta per farti a pezzi? DIMMELO!!” Un affondo, e la lama sfondò la spalla di Ice; l’aura di gelo congelò il sangue del guerriero, bloccando la lama in quella scomoda posizione.

“Brutto idiota! Non capisci? Ora che puoi farmi? La mia aura può proteggermi anche dal tuo gelo!”

“La tua aura può forse proteggere TE, ma prova a guardarti le gambe…”

Solo allora Goenitz si accorse del terribile errore che aveva commesso: il gelo, scivolando sulla sua aura, aveva mutato in ghiaccio il velo di sangue per terra, e le sue gambe erano bloccate da una indistruttibile morsa rossa. Oltretutto, con la spada imprigionata nella spalla di Ice gli era impossibile fare il minimo movimento. “NEIN!!!!!!” urlò Goenitz strattonando per liberarsi.

In un attimo Ice creò una sfera di neve, ma fatta con il sangue di Boris.

“Voglio che sia il suo sangue a darti la morte, Goenitz; un essere empio come te non meriterebbe neanche la morte…” Un attimo, e l’imbattibile Goenitz Almasy giaceva morto al suolo, ridotto a un macinato. White Wisdom sfilò la spada dalla spalla di Ice, che crollò a terra esausto. Strisciando, lentamente si avvicinò al cadavere di Boris. “Riposa in pace, amico…” Mentre era assorto nei propri pensieri Stowman sentì uno strano calore alle sue spalle. Quando si girò riamse letteralmente raggelato: Goenitz era di nuovo in piedi, con le spade in mano, ma allo stesso tempo non era più lui; le sue membra bruciavano, ma ciò nonostante non si consumavano minimamente. “Ice Stowman, suppongo. Come hai potuto credere che un essere gretto e insensibile come Goenitz potesse generare uno Stand così potente? COME?” Quella specie di caricatura umana elevò le mani al cielo; le spade, staccatesi dai suoi arti, cominciarono a fluttuare, dirigendosi a tutta velocità verso Stowman. “Maledizione!!!” Stowman scartò di lato, evitando per un soffio di essere trafitto. “Come è possibile??”

“Non l’hai ancora capito? Io sono uno Stand senziente! Certo che dal 1430, quando sono nato dalla mente del Capitano Cervantes de Leon, ne è passato di tempo. Ah, vorrei farti notare che il rancore di Goenitz, mentre moriva, mi ha dato la spinta decisiva per raggiungere il massimo del mio potere…”. Dopo questa constatazione, buttata lì col massimo disprezzo, Soul Edge attaccò con ferocia terribile. Stowman, indebolito dallo scontro precedente, generò immediatamente uno scudo di ghiaccio, ma la lama di quelle spade maledette riuscì a incrinarlo e distruggerlo, seppur senza ferire Ice. Soul Edge alzò le lame, preparandosi all’affondo decisivo; improvvisamente però si accorse che stava lentamente sparendo. “Cosa?”

“Davvero credevi che Boris fosse già morto?” La mano di Black Russian, che nessuno aveva notato in quel momento, aveva toccato Soul Edge, che ormai era destinato a sparire. Stowman, rialzatosi a fatica, vide sparire quello che forse era stato il più terribile Stand che avesse mai visto; quando anche gli ultimi sprazzi di visibilità scomparvero osservò per un ultima volta Boris, che in quell’ultimo sforzo aveva esaurito del tutto la sua forza vitale, e reggendosi in piedi a fatica si incamminò vero l’uscita.

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