- Capitolo 12 -
The edge of Soul

Circa 3 giorni dopo una strana Mercedes senza contrassegni si fermò vicino all’ingresso della miniera di Morsleben. A bordo c’era il solito gruppo di guerrieri, impegnati a cercare un ingresso.

“I 2 all’entrata sono facili da sistemare. Ma poi non sappiamo cosa potrebbe esserci.”

“Saremo bene armati. Il problema è riuscire a entrare senza fare troppo casino; altrimenti ci arriveranno addosso guardie a tonnellate.”

“Per quello ci penso io” disse Stowman, tranquillo come sempre. “Facciamo stanotte?”

Quella sera erano tutti pronti all’ingresso.

“Dopo aver fatto fuori le guardie scenderemo attraverso l’ascensore. Poi ci divideremo: un gruppo sarà costituito da Chaos, e me. Nell’altro saranno Rahsta e Boris. Il primo che trova la mazza se ne va.Cominciamo!”

Ice Stowman si diresse vicino all’ingresso della miniera di Morsleben. Alzando le mani ricreò le stesse sfere di ghiaccio e neve che aveva usato contro Ralf Wolf. Un soffio, e una tempesta di aghi di ghiaccio colpì le guardie, uccidendole. Mentre gli altri entravano Rahsta Ropulos staccò un’edera da terra e se la mise in tasca; in pochi attimi arrivarono tutti alla porta dell’ascensore. Dopo averla forzata, Ice congelò le guide della cabina, bloccandole. Poi Rahsta si tolse di tasca l’edera e la poggiò in terra. “Litfiba; agisci. Muta quest’edera per noi, adesso!” La piccola pianta istantaneamente mise radici, e si allungò fino a trasformarsi in una perfetta corda naturale. Mentre scendevano per tutti si accorsero di uno strano fatto; non udivano nessun rumore. Guardie, tecnici, e persino macchinari sembravano essere assenti. Arrivati giù tutti sfoderarono le loro armi: Uzi 9mm, caricati con colpi corazzati. Ma ben presto si accorsero della totale assenza di sorveglianza.

“Qui c’è qualcosa che non va. Ora ci divideremo, tenete gli occhi più aperti del solito” suggerì Stowman, prima che il gruppo si dimezzasse. Mentre Chaos e Rahsta si dirigevano verso i settori esterni, in ricerca della mazza, Boris e Ice andavano verso il cuore della ex miniera. Dopo pochi passi si accorsero che ogni porta era bloccata; l’unica possibilità era andare avanti.

“Non mi piace, non mi piace per niente..”

“Porta pazienza, Boris. Comunque anche io ho questa impressione…”

Infine si trovarono di fronte una porta corazzata, abbastanza robusta da resistere a qualche tonnellata di dinamite.

“Una porta simile può difendere solo ciò che cerchiamo…” Boris la toccò, e sotto l’effetto del suo Stand la porta scomparve, permettendo ai due di passare. Appena entrati assistettero a uno spettacolo meraviglioso. Una caverna immensa, dal soffitto ricoperto di stalattiti; il pavimento era un grande lago di acqua tersa come il cristallo, e poche piccole isolette di roccia erano collegate tra loro da ponti naturali, anch’essi di pietra. Purtroppo una simile bellezza era guastata da un particolare. Al centro, su un isoletta più grande delle altre, c’era un uomo. Un soldato, dall’uniforme blu piena di medaglie, con i capelli biondi e l’espressione spietata. “Benvenuti… Sono il colonnello Goenitz Almasy, e sono qui per impedirvi di compiere la vostra missione!”

“Come puoi sapere della nostra missione?”

“Lascia stare. Vuole fermarci, e noi glielo impediremo!” Stowman creò l’ennesima sfera di neve compatta, ma invece di soffiare la lanciò in acqua. Immediatamente apparve una lunga striscia di ghiaccio, a fungere da ponte provvisorio. “Hmmm…. Sapevo che tra voi c’era uno in grado di controllare le energie fredde, ma non pensavo fosse così forte. Vorrà dire che userò il mio potere anche io…” Stowman vide solo una macchia rossastra, con venature metalliche, poi il ponte di neve esplose, costringendo i due a un salto verso Goenitz. Atterrati sull’isolotto videro lo Stand del milite; due spade, una abbastanza grande, e una notevolmente più sottile, con le else ricoperte di uno strano materiale rossastro, con la consistenza della carne cancerosa. “Un Main Gauche… Vuoi combattere all’arma bianca?” White Wisdom uscì dal suo portatore, e il suo braccio destro si trasformò in una lama. “Ice Stowman… Carattere all’apparenza gelido e impenetrabile, hmmm, ma… in realtà pieno di fuoco e caos distruttivo.”

“Se avessi voluto uno psicologo non sarei venuto fino a qui...”

Ice cercava in tutti i modi di sembrare freddo come al solito, ma la sua mente era agitata da un dubbio. Come poteva quell’uomo conoscere tutto di lui, della missione e persino della sua mente?

Chaos e Rahsta nel frattempo si erano addentrati nei meandri della base, e anche loro avevano trovato tante porte chiuse che li mandavano in una sola direzione. Erano infine arrivati in un salone senza pretese, scevro da ogni ricerca di eleganza e simile più a una sala mensa che a un area riposo.

Su un tavolo rotondo in bambù, al centro della sala, troneggiava una cassetta in oro, decorata con pietre preziose e chiusa con un lucchetto all’apparenza molto antico. “Possibile?!”

Chaos spaccò il lucchetto con un debole attacco con bassi, e dentro la cassetta trovò la mazza.

“Qui c’è qualcosa che non quadra… perché lasciarla così incustodita, se ha tanto valore? E dove sono finiti tutti?” Poi udì uno strano rumore, e di corsa rovesciò il tavolo, piazzandocisi dietro e puntando il suo Uzi. “Chi va là?”

“Chi siete voi?” Chaos osservò meglio, e vide in un angolo della sala un vecchio, legato come un salame, che lo fissava. Era vestito senza eccessive pretese, con panni di recupero; probabilmente era uno che non c’entrava nulla.

“Siete anche voi uno di loro??”

“Loro chi?”

“Quelli che mi hanno catturato. Io non ho fatto niente… abito qui vicino, stavo facendo un escursione; ad un tratto ho sentito una forte botta in testa, e quando mi sono risvegliato mi sono ritrovato qui.”

“Ha sentito nulla di, ehm, sospetto?”

“Parlavano di andarsene al più presto, di una maledizione, e di quella cassetta; dicevano che da quando era arrivata erano cominciati i guai. La mazza di Adem…”

“Questa dunque è la vera mazza! Andiamocene, Rahsta. Aspetteremo gli altri in cima.” Detto ciò Chaos slegò il vecchio, che con molta fatica si alzò in piedi.

“E’ meglio che uno di noi resti giù. Io porto via il vecchio, poi ce ne andiamo.”

Rahsta allora fece un cenno al prigioniero, e si diresse verso l’ascensore, ormai perfettamente funzionante. Una volta arrivati in cima gli indicò l’uscita.

“Addio, e cerchi di dimenticare tutto questo.”

“Addio, buon uomo” Mentre il vecchio se ne andava a Rahsta parve di vedere uno strano lampo verde, del colore metallico che ha il bronzo ossidato. “Ehi!” Ma osservando meglio non vide più nulla, e si convinse che forse era stata la luce.

Stand: Soul Edge
Portatore: Variabile(Goenitz Almasy Von Stroheim)

Potenza Distruttiva: Molto Alta
Velocità: Normale
Raggio d'Azione: Basso
Precisione: Molto Alta

Aspetto:

Appare come un “Main Gauche”, con le else ricoperte di un materiale rossastro, simile alla carne(Si tratta di un arma da scherma, costituita da 2 spade; una grande, per difesa e attacco, e una piccola, solo per attacco.).

Poteri:

Si tratta di un arma straordinaria: un solo fendente può sfondare un muro di cemento spesso 1 metro, aprendolo come se fosse burro. Se colpisce un essere vivente porta la ferita immediatamente in cancrena, disintegrando la parte toccata. Può cambiare forma, assumendo quella di qualunque arma da punta, da taglio o da impatto, e può ricrearsi se distrutta. Oltretutto è in grado di amplificare i poteri mentali potenziali di chi la impugna, giungendo fino a donargli il potere di controllare le menti (Goenitz per fortuna può solo leggerle, ma il suo potere aumenta di mese in mese). Il problema è che si tratta di uno Stand senziente, che una volta portato il suo prescelto al massimo potere lo prosciuga, per potenziarsi ulteriormente, e poi cambia portatore, entrandogli dentro e agendo come un qualunque Stand. Ora in possesso di Goenitz, finora ha succhiato la vita di 120 portatori.

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