- Capitolo 3 -
Stand by me

Alle 4 di quella mattina Boris Onegin e Lucas Maub - alias Dj Chaos- si trovavano in una villa affittata dalla Fondazione, poco fuori Roma. Entrambi, sedutisi in poltrona, cominciarono a dissetarsi con del Black Russian, gelido e denso come uno sciroppo.

"Bene, signor Onegin... Che cos’è questa sorta di... potere, che io posseggo solo da pochi anni e che spesso sfugge al mio controllo?" chiese Chaos, dopo essersi fatto un paio di bicchierini.

"Si chiama Stand. E’ la manifestazione esteriore della parte più recondita della tua anima; se usato bene è in grado di fare cose straordinarie, ma se non controllato può creare una catastrofe. Tu per ora lo sai usare solo in modo grezzo; ti allenerò, in modo che tu possa sfruttare a pieno il tuo vero potenziale, quale che esso sia."

"Per esempio cosa farai?"

"Estrai il tuo Stand!" urlò Boris saltando in piedi e attivando il suo. Un pugno saettò verso lo sterno di Chaos; lo Stand automaticamente uscì per proteggerlo, deviando il pugno con un colpo verticale, portato con il taglio della mano destra. Ora che era totalmente allo scoperto Onegin si fermò ad osservarlo; sembrava un dark, alto 2 m e 10 e vestito di pelle borchiata; portava guanti di pelle con le mezze dita e tirapugni di ferro. Il volto era in ombra, praticamente invisibile.

"Guarda che so fare anche molto altro, paparino..." sibilò Chaos, mentre davanti allo Stand appariva una console da Dj, sospesa a mezz’aria: 2 piatti e un mixer con 3 canali.

"Rooock this fucked dancefloooor!!! Like a shot!" L’enorme Stand si chinò e prese a scratchare sui piatti a velocità incredibile; Boris cominciò a chiedersi come facesse a farlo con i tirapugni quando il misterioso potere di quello Stand entrò in azione. Si udì un rumore di basso profondo, talmente basso che si intuiva più che sentirlo. Il muro dietro la faccia di Boris, in cemento spesso 20 centimetri, si sbriciolò come un wafer colpito da una mazzata.

"Mi sono innervosito e ho sbagliato mira, ma dovresti aver capito il mio vero potenziale..."

Boris saettò in avanti e colpì con il pugno del suo Stand allo stomaco lo Stand di Chaos; il dolore annullò la concentrazione di Lucas, e il suo Stand rientrò automaticamente.

"Tu puoi manipolare i suoni! Un potere adatto a un folle come te. Purtroppo la tua connessione con lo Stand è eccessivamente fragile: basta un pò di dolore per annullarla." Boris si risedette in poltrona.

"Devi imparare a sentire lo Stand come una sorta di altro te stesso; non devi concentrarti per eiettarlo. Devi combattere con la stessa facilità con cui reciti le tabelline o dormi. Regola 1: se lui si ferisce, tu ti ferisci; se lui muore, tu muori."

"E qual’è la regola 2?"

"Sopravvivere per ascoltare la regola 3!"

Chaos si risedette a sua volta sul divano. Il cellulare di Boris cominciò a squillare. Boris rispose, poi iniziò una accesa conversazione in una strana lingua, presumibilmente russo o un altra lingua slava.

Lo scambio di parole durò per una decina di minuti ,durante i quali Chaos continuò a sorseggiare Black Russian e a pensare. Per la prima volta nella sua vita si sentiva imprigionato in qualcosa più grande di lui; lui che aveva sempre primeggiato sul mondo circostante, pur senza usare il suo potere, ora ne era stato travolto. Finalmente la chiamata terminò; Onegin si rimise il cellulare in tasca, poi si girò verso Chaos.

"Alzati. Ci rechiamo all’aeroporto; arriverà un inviato della Fondazione, spedito nientemeno che da Mr Jotaro Kujo amministratore delegato..."

"Chi è costui?"

"Se ti riferisci all’amministratore è il nipote del più grande amico di Robert E.O Speedwagon, il creatore della Fondazione. Se invece vuoi informazioni sull’inviato ti dirò che so poco anch’io. Pare si chiami Ice Stowman: il suo Stand non l’ha mai visto nessuno... a parte Jotaro Kujo. Sembra che ti tocchi partecipare a una missione di recupero: purtroppo i dettagli li conosce solo Stowman. Diamoci una mossa; abbiamo solo 2 ore."

"Ma è uno sproposito di tempo!"

"Tu non hai idea di cosa sia il traffico la mattina presto..." disse Boris, cacciando un gran sospiro.

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